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Scritto da Redazione
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30 Luglio 2020

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Riceviamo e malvolentieri pubblichiamo questa lettera aperta inviataci dalla presidente dell'associazione LuccAut Romina Incorvaia diretta al vescovo di Lucca Paolo Giulietti. Evitiamo ogni commento:

"Caro vescovo Paolo, le nostre vite dimostrano come le differenze siano seme che germoglia e cresce, se trovano un terreno che le le rispetta e le nutre. Per questo, facciamo tesoro delle nostre diversità di opinioni: e siano esse da stimolo, nella nostra Città, per proseguire quel dialogo colmo di rispetto, che il suo predecessore, il vescovo Italo, ha avviato anche nei nostri confronti con la stessa cura e lo stesso coraggio che ha contraddistinto sempre la sua azione, che è stata anche per molte e molti di noi, lume che guida".

Inizia così la lettera aperta che Romina Incorvaia, presidente dell'associazione LuccAut (realtà che sul territorio si interessa dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali e queer), indirizza a Paolo Giulietti, come risposta al video in cui il vescovo di Lucca si è espresso sui lavori parlamentari sul DDL Zan.

 "C'erano anche molte persone della nostra comunità ad accoglierla con entusiasmo, alle porte della Città, quando un anno fa è arrivato come pellegrino a Lucca – prosegue Romina Incorvaia – Abbiamo condiviso le sue parole di accoglienza quando, pochi mesi dopo il suo insediamento, ha chiesto rispetto e attenzione per le sorelle e i fratelli migranti. La stessa accoglienza che tanti omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali lucchesi abbiamo sentito, dopo anni di silenzio, dalla Chiesa della Città, guidata dal vescovo Italo: quelle braccia aperte che hanno avviato una stagione che allora forse era inedita; e che oggi invece tanti, come ad esempio il vescovo di Bologna Matteo Zuppi, portano avanti con tenacia. Negli anni scorsi siamo stati accolti nelle iniziative che si sono svolte in arcivescovato, organizzate dal gruppo "Camminando s'apre cammino", con lo scrittore Eduardo Savarese e col teologo Damiano Migliorini: appuntamenti che hanno annodato il filo di un dialogo per noi considerevole, e che vorremmo proseguisse. Su tutto ci ha colpito il clima di questi appuntamenti: durante i quali abbiamo percepito un confronto in cui nessuno dei dialoganti manifestava interesse a prevaricare con le proprie convinzioni sugli altri, ma che piuttosto abbiamo sentito sinceramente orientato con sapienza a costruire una Chiesa che sia "un focolare che non conosce assenze". Uno spirito, insomma, che ricordava quello con cui il cardinale Carlo Maria Martini aveva costruito la cattedra dei non credenti a Milano. In questi anni ci siamo confrontati anche con molti gruppi scout, pure a vocazione confessionale, del territorio: con loro ci siamo scambiati idee, progetti ed esperienze di vita".

"Noi oggi sosteniamo con forza l'esigenza e l'urgenza di una legge che contrasti ogni discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere – prosegue Romina Incorvaia – Per questo domani (venerdì 31 luglio), alle ore 18, saremo in piazza San Frediano, al fianco di tante e tante associazioni, e lo faremo con determinazione e rispetto. Gli ultimi dati che abbiamo a disposizione ci raccontano che, in appena un anno, nel nostro Paese, sono stati circa 400 i ragazzi e le ragazze dai 12 ai 25 anni, che hanno subito violenze dalla famiglia che ha scoperto la loro omosessualità. In soli cinque mesi, la stampa nazionale ha censito 119 storie di omobitransfobia, con addirittura 4 omicidi riconducibili al movente omobitransfobico. Secondo un recente studio, sono ancora il 15,1 per cento gli italiani che hanno una visione negativa delle persone lgbt+ . Nel mondo, sono oltre 70 gli Stati che puniscono l'orientamento sessuale con arresti, lunghe detenzioni e in alcuni casi con la pena capitale. Le discriminazioni sul luogo di lavoro, legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere, sono ancora troppe, come ci ha ricordato, solo poche settimane fa, la testimonianza di un giovane educatore lucchese. Questo è il quadro in cui ci muoviamo – fatto di discriminazioni, e non certo di opinioni - e per il quale sollecitiamo un rapido intervento del legislatore. Un quadro che ben conoscono anche i preti lucchesi, le suore che animano gli istituti religiosi del nostro territorio, i catechisti: a cui tante persone come noi si rivolgono, per raccontare le sofferenze che subiamo, e per ricevere quel sostegno che tanti sacerdoti, tante sorelle, tanti educatori, ci assicurano con accoglienza e amore. Quante madri e quanti  padri  sono in cerca di conforto, anche all'interno delle parrocchie lucchesi, di fronte ad atti di bullismo, spesso proprio a sfondo omobitransfobico, che vedono vittima le proprie figlie ed i propri figli? Davvero siamo sicuri che di più, e di meglio, non sia possibile fare, per il pieno rispetto della dignità di ogni donna e di ogni uomo e per permettere a molte famiglie di affrontare, finalmente con maggiore forza, una sfida umana che contraddistingue tante e tante realtà?".

"La dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che "unico ed irripetibile nella sua individualità, ogni uomo è un essere aperto alla relazione con gli altri nella società" – conclude Romina Incorvaia – Ebbene, in questa unicità tutte e tutti noi, credenti e non credenti, vogliamo vivere con sempre più consapevolezza e serenità, nutrendo le differenze, ma senza fare differenze".

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