Ormai a 84 anni suonati credevo di essermi congedato dal mondo. Ho scritto molti libri, in cui ho soddisfatto i miei interessi più rilevanti. Ho scritto racconti, favole, leggende, romanzi, poesie, gialli. Il grande studioso della letteratura italiana, Giorgio Bárberi Squarotti (che volle venire a conoscermi), in un suo scritto illustrante il mio lavoro di critico letterario ci vide lontano, prevedendo il mio genere di vita. Scrisse che mi ero rinchiuso dentro una specola letteraria in quel di Lucca, da lì generando, come la sorgente di un fiume, il mio multiforme e consistente lavoro.
Proprio così; stavo chiuso in casa, e leggevo e scrivevo, dando sfogo ai miei interessi e alla mia ispirazione. Non so descrivervi le ore trascorse in ricerche prima di affrontare un saggio di critica letteraria, o il fervore e l’ansia che mi prendevano quando l’ispirazione batteva alle porte della mia fantasia. Le aprivo la mente e giù riempivo le pagine con la velocità quasi di un fulmine. Scrivendo le leggende, non mi fermavo mai. Quando portai il lavoro a Maria Pacini Fazzi, mi chiese se potevo aggiungere altre 2 leggende su fatti che mi suggerì. Due giorni dopo aveva sul suo tavolo le nuove 2 leggende. Anche la bravissima (e bella) Rugiada Salom Ferretti, che stava trasformando in fumetti alcune leggende, tra le quali alcune delle mie, venne a trovarmi perché ne scrivessi per lei delle apposite che le sarebbero servite a completare la sua divisione di Lucca in quattro zone, ognuna con le sue leggende. Ricevette la mia e-mail il giorno dopo e mi manifestò il suo sbigottimento. I romanzi hanno richiesto, com’è naturale, più tempo, ma solo la fatica mi faceva interrompere il picchiettare sulla tastiera. Insomma, ho trascorso tanti anni con fervore ed entusiasmo per la letteratura, e me ne sento ricompensato. Lucca mi ha onorato per questo d’una Targa, e anche il paese dei miei genitori, San Prisco, in provincia di Caserta, dove anch’io sono nato, venendone via dopo la quarantena, come la legge prevedeva (i miei genitori e mio fratello maggiore, Giuseppe, abitavano già a Lucca, di cui mi sento anch’io un fortunato cittadino. Una città che torno a ringraziare per i tanti doni ricevuti), anche San Prisco, dicevo, mi donò una Targa.
Ora, quando credevo di essermi fermato e di avere ormai le dita atrofizzate, ecco che Aldo Grandi, il direttore (ir)responsabile del vivacissimo quotidiano on line Inluccaveritas, mi manda una e-mail in cui mi invita ad inviargli qualche mio articolo. Rimango perplesso. Non so che rispondere. Ho la vena disseccata e la mia vita romita ha alzato un muro sulla società, trasformandomi in un monaco eremita. Ma quel tarlo entratomi soppiattamente nell’anima ha cominciato a lavorare in silenzio, ed ecco, a poco a poco, tornarmi fresche le energie. Mi domando: per quanto tempo ancora, e se sono le stesse di una volta. Non so, però so che l’ispirazione si è fatta sentire, ha bussato e ha incollato le mie dita di nuovo sulla tastiera. Ho già critto tanti articoletti per il giornale e non so se Grandi riuscirà a sostenere il mio ritmo. Ne dubito, a meno a che, all’improvviso, tutto si dissecchi nuovo.
Ma intanto a lui, all’(ir)responsabile direttore, devo con gratitudine, un miracolo: con quelle sue stringate parole ha aperto nel muro della mia casa una finestra sul mondo. Grazie.



