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Scritto da Bartolomeo Di Monaco  
lettere alla gazzetta
20 Agosto 2026

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Io sì. Mia moglie si lamenta della vecchiaia e delle rughe che le compaiono sul viso. Anch’io lamento una pancia un po’ fuori dal normale, che non riesco a ridurre, poiché non ce la faccio a rinunciare alle mie golosità. Però, l’accetto e sono lieto della mia età e di ciò che sono riuscito a combinare nella vita. Nulla di straordinario, ovviamente, ma tale da poter lasciare un ricordo di me ai miei figli. Insomma, è, il mio, l’incaponirsi di non essere passato in questo mondo senza lasciare una traccia di sé, anche se minima minima.

A coronare la mia felicità, c’è soprattutto la mia famiglia. Ho una moglie che mi tiene testa e non si fa mangiare la pappa in capo, ma le nostre controversie (è difficile dire che sono litigate) finiscono sempre in una riconciliazione.

Poi ci sono i mie 3 figli, in ordine di età: Elena, Claudia e Stefano, tutti laureati e con un buon impiego. A questo proposito, dovete sapere che tante fiabe che oggi sono contenute nei miei libri, sono nate quando eravamo insieme seduti nel letto, ed io scrivevo e declamavo la storia a voce alta, e i figli approvavano o suggerivano delle modifiche e variazioni. Una delle fiabe che raccontavo spesso, poiché molto gradita, era “La pecora Nerina”, un po’ ribelle, che alla fine si era trovata alle prese con un feroce lupo e l’aveva scampata per miracolo. Questa fiaba l’ho continuata a raccontare ai miei cinque nipoti, per età: Lorenzo, Fabio, Sara, Alessandra e Martina, che sono anch’essi un segno della benevolenza di Dio nei miei confronti.

Tutti bravi i miei figli? Sì. Elena, farmacista, è lodata dai clienti e ricorro a lei per le mie necessità. Ad ogni guaio, mi porta la medicina che mi salva. Non manca mai di comunicare con me e Raffaella più di una volta al giorno per informarsi dei nostri bisogni. Una come lei non avrei saputo inventarmela e ringrazio Dio anche per questo. In occasione dei nostri 50 anni di matrimonio scrisse, una per me e una per Raffaella, 2 stupende e simpatiche poesie che sono appese in bella vista su una delle pareti di casa nostra.

Stefano è medico anestesista. Oltre alla medicina ama la musica e sa suonare (da dilettante) l’organo e il piano e si offre di fare il sevizio presso la nostra comunità ad ogni festività religiosa. Scelse di fare la tesi sulle malattie del grande genio Ludwig van Beethoven e questa tesi è conservata presso il Museo allestito a Bonn nella casa natale del musicista. Ha scritto, inoltre, 4 libriccini che percorrono e analizzano tutta la mia attività di scrittore, dagli inizi fino a qualche anno fa. Si trovano su Amazon.it.

Claudia è la secondogenita e sta in mezzo, come me, che ho avuto in Giuseppe il fratello maggiore e in Mario quello minore. Sono stato fortunato anche nei fratelli. Giuseppe è morto di leucemia mieloide nel 2021; con Mario, che sta a 2 chilometri da me, e ha già scritto 18 romanzi, mi vedo spesso a casa mia o a casa sua.

Perché ho messo in fondo la secondogenita Claudia?

Perché è quella che mi ha disvelato per ultima (qualche mese fa) le sue qualità di scrittrice e di critica cinematografica che ignoravo del tutto, e non le avrei immaginate, anche se, devo ammettere, sin da bambina è stata una ragazza molto sensibile. A differenza degli altri 2 che subivano i miei scapaccioni un giorno sì e un giorno no, lei l’ho picchiata una volta sola (e lo ricordo così bene, molto dispiaciuto ancora oggi), poiché non voleva farsi fotografare. Quella fotografia in cui piange è una delle più preziose tra quante ne conservo.

Successe tutto il giorno dopo che ebbe ricevuto (benedetto sia) il mio libro intitolato “Il mio cinema. Western, nazismo e altro”. Subito mi telefona e la sua voce rivela una grande felicità. Anche lei è appassionata di cinema, e ha già sfogliato il libro, trovando dei titoli a lei cari. Così mi confessa la sua passione per il cinema e che sta scrivendo qualcosa su uno di essi. Inviamelo, le dico subito. Così mi arriva, lo leggo e rimango stupito. Non immaginavo una tale bravura. Da quel momento mi ha inviato altre recensioni, tutte di ottima fattura, al punto che ho dovuto confessarle di non essere alla sua altezza e di non poter sostenere un confronto con lei. Potete trovare i suoi stupendi e ineguagliabili articoli sulla mia Rivista d’Arte Parliamone, digitando Claudia Di Monaco.

Ma c’è di più. Claudia è anche un’attenta lettrice dei miei libri. Ce n’è uno piccolo piccolo, di poche pagine: “La collina del Santo e del Diavolo”. È un libro che cito raramente perché è intriso del drammatico pessimismo di un grande romanziere a me molto caro: Thomas Hardy.

Ma è proprio questo libriccino che è andato a pescare e ha ammirato, cogliendone lo spirito di sconforto e di annientamento.

Ci siamo scambiate 2 e-mail che resteranno nella mia vita tra i miei migliori ricordi. Fra l’altro, le ho scritto: “Sono orgoglioso di te. Non mi aspettavo questa felicissima sorpresa, che ha reso la mia vecchiaia intellettuale un po' meno amara. So che nel futuro ci sarai tu. Ti ringrazio e ti abbraccio con tutto l'amore che ho dentro di me. Babbo.” 

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