claudio
   Anno XI 
Domenica 25 Gennaio 2026
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie

Scritto da Redazione
Rubriche
19 Aprile 2020

Visite: 487

La pandemia ha scritto una nuova straziante pagina nella storia del mondo e continua a promettere esiti da “horror show”.

Torno a raccontarvi ancora una volta una storia che si inserisce nel solco dell’inimmaginabile e che affonda le proprie radici in un dolore immotivato.

Si tratta, nuovamente, di una vicenda difficile da riportare senza lasciare angoli deserti e sospesi.

Lo abbiamo già visto. In tempo di emergenza Coronavirus esistono dimore che ormai fungono da fondale, sommano lo strazio dell’inaccettabile all’assurdo dell’inconcepibile.

Questa volta siamo ad Albignano, un comune dell’hinterland milanese sfuggito fino ad oggi alle insidie della cronaca. Le lancette del tempo sembrano essere portate indietro sull’onda di stereotipi ancestrali, ancorate a schemi comportamentali di un vecchio film di Pietro Germi.

Ma ad Albignano è la notte tra il 18 ed il 19 aprile 2020.

Una sera apparentemente come tante, di quelle che trascorriamo in tempo di quarantena. Un’ennesima che ci dà conferma di come dalla Cina abbiamo imparato a tutelarci dal Covid-19, ma non a contrastare la violenza domestica.

Lui è Antonio Vena, ha 47 anni e questa notte ha ucciso a colpi di un fucile a pompa calibro 12 la compagna Alessandra Cità.

I due condividevano radici siciliane e si erano ritrovati a Milano, dove avevano iniziato una relazione che durava da nove anni. Nonostante lui lavorasse a Bressanone, in Alto Adige, in questa situazione emergenziale era stato ospitato dalla donna nella abitazione del milanese. Scelta che le si è rivelata fatale.

“L’ho uccisa perché voleva lasciarmi”, così questa notte le parole di Antonio Vena mentre si costituiva presso la caserma dei Carabinieri di Cassano d’Adda.

Ancora una volta il virus non ha avuto bisogno di bussare ad una porta per mietere vittime, ma si è palesato all’interno delle mura domestiche. Ennesimo effetto domino. Ennesima conferma che la violenza domestica, come il Covid-19, è un morbo culturale, pandemico e letale capace di infettare luoghi, menti e corpi.

L’emergenza non è solo in corsia, ma anche fuori. Non so se il messaggio che ho voluto inviare è stato compreso. Il mio è un argomentato ragionamento dal quale, però, non è possibile esimersi.

Nella foto: la criminologa Anna Vagli

Pin It

ULTIME NOTIZIE BREVI

Spazio disponibilie

L’amministrazione comunale ha deciso di prolungare fino al prossimo 15 febbraio l’apertura della pista di pattinaggio sul ghiaccio…

Si svolgerà a Pietrasanta, nel salone dell'Annunziata, la cerimonia promossa dalla Prefettura di Lucca, in collaborazione con…

Spazio disponibilie

Si dichiara soddisfatto, il Partito Socialista Italiano di Lucca, per il rifacimento di piazza Battisti e dei locali…

“Il pugno di ferro utilizzato dal ministero dell'istruzione e del merito in questi giorni ha scosso il mondo…

Spazio disponibilie

Mercoledì 28 gennaio 2026, alle ore 16:00, presso il Centro Chiavi d’Oro, via delle Chiavi d’Oro, 6 –…

In un mondo non solo lacerato da conflitti armati, ma anche dall’incertezza del diritto internazionale e dalla…

Animando - Centro di promozione musicale torna in scena e lo fa con la Giornata del socio, storico…

Per il ciclo “I Lunedì della Cultura”, promosso dall’associazione “Amici di Enrico Pea”, il 26 gennaio, alle ore…

Spazio disponibilie

Anche questo 22 gennaio gli esponenti del Partito della Rifondazione Comunista e di Giovanni Comunisti di Lucca hanno…

Giovedì 29 gennaio alle ore 15:30, all'Informagiovani di via delle Trombe, si terrà un incontro dedicato alle attività…

Spazio disponibilie

RICERCA NEL SITO

Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie