Il terzo ed ultimo giorno di riposo di questa edizione 109 del Giro d’Italia arriva al termine di una settimana, la seconda, che ha messo in scena un copione, già scritto, il cui protagonista principale è stato chiaramente Jonas Vingegaard. Il campione danese, che era già in odore di maglia rosa nel giorno della cronometro da Viareggio a Massa, nella tappa sulla costa apuana ha lasciato gli onori dellla ribalta ad uno stratosferico Filippo Ganna, autore di una prestazione da standing ovation, e si è “accontentato” di avvicinare il leader della classifica Afonso Eulalio, giovane portoghese della Bahrain Victorious, vera e propria sorpresa di questa edizione. Nei giorni successivi si è limitato a fare il regista, grazie ad una squadra, la Visma Lease a Bike, di livello nettamente superiore rispetto alle altre, ed ha controllato la corsa in cui a prendersi la scena e gli applausi sono stati nell’ordine l’ecuadoriano Jonathan Narvaez del Team UAE Emirates sul traguardo di Chiavari, il belga Alec Segaert della Bahrain Victorious a Novi Ligure ed il nostro Alberto Bettiol del Team XDS Astana a Verbania. La vera performance da attore – protagonista poi, come ci si attendeva da inizio Giro, è andata in scena nel primo tappone alpino con arrivo a Pila. Benché avesse già dimostrato il suo strapotere nelle tappe con arrivi in salita, vincendo sul Blockhaus ed a Corno alle Scale, quello sulle alpi è stato un successo in cui ha disposto del magnifico palcoscenico naturale in una giornata tipicamente estiva, di una tappa che sembrava disegnata apposta per la sua esibizione, con l’aiuto e la compartecipazione eccezionale dei suoi compagni di squadra, e con i suoi principali rivali a fare, loro malgrado, da spettatori. Ha riscritto la classifica generale con un vantaggio significativo su Afonso Eulalio, che ha difeso a denti stretti il simbolo del primato, e l’austriaco Felix Gall, naufragato nella cronometro di Viareggio ma l’unico capace di arrivare alle spalle di Vingegaard quando la strada ha iniziato a salire. Se poi proprio ci fossero stati dei dubbi sulla centralità del ruolo del danese in questa edizione, allora bastava attendere l’ultima tappa della settimana con arrivo a Milano, con un finale disegnato su un circuito cittadino molto veloce ma non certo pericoloso, visto l’ampiezza delle strade. Prima dell’inizio del penultimo giro, Vingegaard si è avvicinato alla macchina della giuria ed ha “suggerito” la neutralizzazione della tappa per l’intera ultima tornata con ancora 15 km da percorrere, quando solitamente ciò accade negli ultimi 5. Ammesso e non concesso che questo abbia finito per influire sulla vittoria finale del norvegese Frederick Lavik che ha regolato in voltata i tre compagni di una fuga che, a sorpresa, ha sfruttato l’indecisione dei gruppi dei velocisti, sicuramente la dice lunga sul peso specifico del ruolo del protagonista in questa edizione della corsa rosa. Detto ciò, non ci resta che attendere e vedere cosa succederà nell’ultima e decisiva settimana che prevede, fatta salva l’ultima tappa con la passerella finale a Roma, 5 frazioni molto impegnative di cui ben 4 con arrivi in salita. Sebbene il nome del vincitore sembri già inciso sul “Trofeo dell’Infinito”, ma il condizionale è sempre d’obbligo nei grandi giri a tappe, ad essere incerto è invece la lotta per il podio che vede coinvolti 9 corridori racchiusi in 3’45” tra cui i già citati Afonso Eulalio e Felix Gall, attualmente rispettivamente secondo e terzo in classifica, seguiti da Thymen Arensman, Jai Hindley, Giulio Pellizzari, Michael Storer, Ben O’Connor, Derek Gee e Davide Piganzoli. Già alla ripresa ci sarà da vederne delle belle in una tappa, la 16^, che da Bellinzona porterà a Carì dopo appena 113 km, ma con 3000 metri di dislivello e 5 GPM da scalare di cui l’ultimo posto a quota 1664 metri, con 11,7 km di salita con una pendenza media attorno all’8% ma che si farà più dura nel finale con punte fino al 13%, che dovrebbe promettere selezione e, soprattutto, spettacolo.



