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Scritto da Marco Materassi
Sport
23 Agosto 2026

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Nella splendida cornice del giardino dei  Lecci a Villa Bertelli, accompagnato dalla splendida compagna l'attrice Pilar Fogliati, intervistato dal collega Enrico Salvadori, il nuovo direttore della Fiorentina Fabio Paratici si racconta non limitandosi solo all'attuale ruolo ricoperto.
Più che una intervista una chiacchierata in libertà toccando tanti argomenti, parlando con passione di quel mondo del calcio, suo grandissimo amore, tenendo per più di un'ora il folto pubblico presente in un silenzio denso di significati, proprio per la competenza e per la disponibilità mostrata.
Io credo - dice iniziando il suo racconto - che in qualsiasi mondo lavorativo non ci si debba inventare, chi lo fa spesso poi si rivela un bluff. La cosa che più mi ha e ancora mi contraddistingue sia la passione per il calcio. Se non avessi fatto prima il calciatore e poi il dirigente sarei un super tifoso. Ho avuto la fortuna e il privilegio di far diventare una passione un lavoro. Non posso dire di aver fatto sacrifici, perché quello che ho fatto l'ho fatto senza fatica. Non basta però solo la passione, ci sono e ci vogliono le competenze, costruirsi un metodo, che però va poi cambiato e aggiornato, altrimenti sei superato dalle nuove dinamiche.
C'è chi pensa - continua Paratici - che il lavoro del direttore sportivo sia vendere e comprare, non è così. Il lavoro vero è quello di gestire i rapporti, con lo staff, con l'allenatore, con i calciatori, sia dopo le sconfitte che le vittorie. Non finisce il primo settembre (chiusura del calcio mercato), bisogna organizzare al meglio il club, in modo che tutti si possano esprimere nel miglior modo possibile. Sono proprio queste strutture che rendono possibili i risultati dei calciatori.
Gli viene chiesto se lo scorso anno ha mai avuto paura di retrocedere.
Mi sentivo sicuro anche avendo solo sei punti dopo 16 partite, non sono stato un incosciente solo coraggioso. Credevo che ci saremmo salvati e da lì costruire una squadra che la città di Firenze merita.
Gli viene fatta poi una domanda scomoda su come ha gestito la sua vicenda relativa alla squalifica quando era alla Juventus per il caso "plusvalenze" e se questo gli ha lasciato qualche scoria?
Si risponde con franchezza, e meno male, sono situazioni che ti fanno crescere e migliorare. Adesso so che posso superare questi momenti restando sempre me stesso.
Altra domanda "insidiosa" su chi l'accusa di avere, con l'acquisto di Ronaldo, creato problemi economici alla Juventus.
Noi quell'acquisto ce lo siamo guadagnato negli anni vincendo nove scudetti consecutivi e facendo due finali di Champions. Sono stati anni difficilmente replicabili. Con lui in campo gli stadi erano sempre pieni, e l'incasso per le squadre ospiti sempre maggiori.
Ancora su come vive la pressione la passione dei tifosi viola.
La passione non è mai un male, dobbiamo far sognare le persone che devono venire allo stadio con la speranza di vedere la propria squadra vincere ed entusiasmarsi.
Viene toccato anche il punto delle ormai quasi tutte proprietà straniere nel nostro campionato.
Per me è un vantaggio perché pensano e lavorano in modo diverso dal nostro, non si limitano solo all'aspetto del campo, ma vanno oltre, alle strutture, alle accademie, insomma una visione diversa.
Parliamo anche del momento che il nostro calcio sta attraversando:
Non credo che il problema sia al vertice, che il Ct di turno, anche se bravo, possa risolvere tutto. Si parte dal basso, dalle metodologie, in primis quelle dell'allenamento. La Spagna ha i nostri stessi abitanti, lo stesso clima, la stessa alimentazione eppure ha vinto due mondiali e due europei, lo stesso Portogallo con dieci milioni di abitanti crea giocatori forti e richiesti da tutti i maggiori club. Il problema non è, e qui arriva la stoccata, che abbiamo troppi stranieri, è che non facciamo crescere bene i nostri ragazzi.
Viene ovviamente toccato il tasto Fiorentina e gli viene chiesto su quanto è soddisfatto, su cosa penserà dopo la chiusura del mercato e sulla scelta di Fabio Grosso come nuovo allenatore.
Non sono mai soddisfatto, penso sempre a migliorare, ma adesso sono contento di quello che abbiamo fatto, il 2 settembre penserò poi a cosa è andato bene o a cosa eventualmente fare a gennaio. Per quanto riguarda Grosso l'ho visto nascere come allenatore, è una persona intelligente che sa dialogare con i giovani, e forse ha fatto anche troppa gavetta, adesso per me si merita questa chance in una piazza come Firenze. 
Altre domande, altre risposte che confermano come sia veramente un direttore che vede il mondo del calcio a 90 gradi, anche quando dice che un titolo giovanile anche se europeo resta fine a se stesso, perché magari figlio di tattica o di un gruppo ben assemblato, ma che poi non porta nessun ragazzo in prima squadra. Si è in bacheca, ma il saper far diventare un giovane calciatore un professionista è tutta un'altra cosa.
L'intervista volata via si chiude con una domanda necessaria e attesa:
Cosa può dire ai tifosi viola presenti qui e a quelli che seguono la Fiorentina con passione e adesso con rinnovata fiducia.
Ci aspetta un campionato lungo e difficile, abbiamo fatto tanti cambiamenti, ci vorrà tempo e un po' di pazienza, ma sicuramente faremo come per tutto il campionato una partita coraggiosa cercando come sempre di onorare la maglia e rendere orgogliosa la città e la società.
Buon lavoro e buon campionato direttore.
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