Questi sono quelli che mi piacciono. Può darsi che me ne dimentichi qualcuno. Si deve cominciare, quasi per obbligo, con il calcio. Non ne sono tanto appassionato, ma sono attratto dalla parte finale di un’azione in cui si tenta di costruire il gol. Qui entrano in scena prontezza, astuzia intelligenza ed agilità, insomma il genio. Ho conosciuto le meraviglie di Pelé, di Maradona, di Ronaldo, di Messi, ma anche quelle di campioni che sono rimasti nella memoria degli appassionati: Van Basten, Gullit, Cruijff, Eusebio, Platini, Di Stefano. Anche nel calcio, campioni non si diventa, ma si nasce. Già da ragazzino la morbidezza del tocco, l’equilibrio e l’abilità nelle azioni con la palla al piede denunciano il campione in erba che diventerà un grande.
Poi c’è il tennis.
Ho visto giocare Borg, Becker, Sampras, Agassi, Federer, ed oggi ammiro la bravura di Alcaraz e del nostro Sinner, anche se, così giovani, già oberati d’acciacchi. Ma nessuno deve dimenticare Djokovic che ormai, a 39 anni, si è avviato sulla strada del tramonto. È lui il tennista più premiato, il campione la cui resistenza e i cui colpi sono diventati leggendari.
Poi c’è l’atletica leggera.
Inutile ricordare il grande velocista Bolt, recordman ancora oggi dei 100 e 200 metri. Non ho mai visto correre un atleta con sicurezza ed eleganza come lui. Berruti e Mennea, li ho visti correre e mi hanno lasciato senza fiato. Mennea, soprattutto, quando, allineato con gli altri, negli ultimi metri sembrava mettere le ali e subito si creava l’abisso fra lui e gli altri ed era lui a tagliare il filo.
Oltre ai 100 e 200 metri, mi attirano le gare di distanza, a partire dagli 800 metri, fino ad arrivare ai 1500. Non si parli della maratona e della marcia alla quale si possono dedicare solo dei coraggiosi nella fatica e nell’azzardo.
Il nuoto occupa un posto importante pure lui. Ne ho visti tanti di campioni, a partire dalla prima italiana che vinse la medaglia d’argento alle olimpiadi di Monaco del 1972, e fece entrare il nuoto nel sangue degli italiani, Novella Calligaris. Campioni indiscussi furono ad esempio Spitz e il dorsista tedesco Matthes, soprannominato “Sughero” per la morbidezza del suo stile, e nel campo femminile la strabordante, sebbene fisicamente minuta, Ledecky. Ma l’Italia ha avuto il privilegio di vantare campioni all’altezza dei grandi, se non ancora più grandi, almeno per noi tifosi italiani: Gregori e la Pellegrini. La Pellegrini ha in più la bellezza (è soprannominata anche per questo “La Divina”) e sembra davvero che sia stata inviata qui da noi come una nuova Venere da un Dio generoso, che ci ha in simpatia.
E infine, ma è nelle mie preferenze al primo posto, il ciclismo. Ci sono state stagioni inquiete e controverse, ma questo è lo sport in cui lo sforzo e il sacrificio devono essere espressi al massimo. Sulle due ruote è inevitabile dare tutto il possibile. Quando poi si affronta una salita è un piacere degli occhi e dei sensi vedere il campione che stacca tutti gli altri e diventa irraggiungibile. Ho visto correre Coppi, Bartali (ero un bartaliano), Magni, Bobet, Anquetil, il re del cronometro, Gaul, Bahamontes, Koblet, Indurain e Merckx; ed oggi è comparso un campione, Pogačar, che sta per battere tutti i record raggiunti dai suoi predecessori. Insieme a lui gareggiano altri campioni indiscussi, come Evenepoel, il forte van der Poel e van Aert. Tra gli italiani oggi ci danno qualche soddisfazione Ganna e Milan. Ma a un lucchese come non ricordare Mario Cipollini, il Re Leone, nelle volate un irresistibile e inesorabile giustiziere. Mai uno grande come lui nella nostra terra.
Ma consentitemi di aggiungere uno sport che è poco conosciuto: lo snooker. Del gioco del biliardo era appassionato il commediografo lucchese Cesare Viviani. Lo trovavo intento a guardare la Tv quando andavo a trovarlo.
È un gioco del quale capisco poco. Ci sono tante palline rosse e poi altre di vario colore, le più pregiate. Ogni pallina che si riesce a mettere in una delle 6 buche allineate ai lati lunghi del biliardo (3 buche per ogni lato) fa conquistare al giocatore dei punti. Si disputano diverse partite, e chi ne ha vinte di più, si porta a casa la vittoria, e passa al turno successivo, a meno che non si sia disputata la finale. Lo guardo poiché è rilassante. Non metto la voce del commentatore e me lo godo nel silenzio più assoluto. Distende i nervi e, una volta andati a letto per dormire la notte, aiuta a prendere sonno.
Da dove nasce, mi domando, l’esigenza di praticare lo sport? Forse è un desiderio di sfida con se stessi, per misurare le proprie forze. Forse è una sfida con gli altri, per dimostrare di essere il migliore. Non saprei dire, ma è certo che nello sport l’uomo vive il meglio di sé.
Lo sport, che bellezza!
Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Sport
26 Settembre 2026
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