Luigi Alfredo Cappellini nasce a Livorno il 29 dicembre 1828. Avviato in giovanissima età alla carriera militare, lascia la sua città d'origine per frequentare la Scuola di Marina Sarda a Genova. Guardiamarina di seconda classe nel 1848, chiede di partecipare alla vicenda di liberazione dell'Italia: Ormai è inutile dire, noialtri si vuole andare a qualunque costo, e se non ci manderanno ce n'andremo da noi... Se trovi una sciabola buona davvero, ti sarò grato al sommo qualora me la mandi. Ma fallo presto...(da una lettera al cognato, Luigi Bastianelli). Finalmente alla fine di marzo, la squadra navale sarda ha l'ordine di tenersi pronta per salpare, e in aprile fa vela per l'Adriatico. Purtroppo, però, la speranza di battersi contro gli austriaci si rivela una delusione: dopo qualche mese di attesa le navi rientrano nel Tirreno.
Nel 1851 troviamo Cappellini imbarcato sul Monzambano prima e sul Governolo dopo, alla dipendenza del capitano di Vascello Carlo Persano, con il quale compie un viaggio in Inghilterra. Rientrato in Italia sul Des Geneys compie una campagna d'istruzione in Tunisia. Nel 1853 è sottotenente di vascello, aiutante di bandiera di Persano; nel 1855 è impegnato nella guerra di Crimea e nel 1857 insegna matematica presso il Collegio di Marina. Capitano di fregata al comando della pirocannoniera Veloce partecipa all'assedio del forte borbonico di Gaeta, meritando una medaglia d'argento e nel 1866 è comandante della Palestro.
Il 1866 è l'anno della terza guerra d'indipendenza. Alle armi italiane, nonostante il coraggio e i sacrifici, la vittoria non arride e la sconfitta subita a Custoza (24 giugno), per le incomprensioni tra il generale Alfonso Lamarmora e il suo omologo Enrico Cialdini, macchia il prestigio del giovane Stato italiano. Occorre un successo militare e questo non può, ormai, che venire dalla flotta: si ordina all'ammiraglio Persano, di occupare Lissa, un'isola della Dalmazia, nel mare Adriatico, fortificata e difesa dalla marina austriaca. Il 16 luglio l'armata navale italiana lascia Ancona, il 18 inizia l'attacco, il 20 avviene lo scontro con le navi nemiche. La flotta italiana sta ancora manovrando per assumere linea di battaglia, quando le navi dell'ammiraglio austriaco Tagethoff attaccano. Viene affondato il Re d'Italia mentre un incendio scoppia sulla Palestro. Cappellini non abbandona la nave, ma alla testa del suo equipaggio lotta per due ore e mezzo nel tentativo di domare le fiamme. Ma ogni sforzo è vano e la nave salta in aria, trascinando negli abissi 200 uomini tra marinai e soldati. Tra loro anche Alfredo Cappellini, a cui va una medaglia d'oro alla memoria.
La sconfitta di Lissa non è una catastrofe, ma ingigantita dalla stampa e dalle passioni politiche di parte, umilierà ancora per molti anni l'immagine della marina italiana. L'ammiraglio Persano sarà costretto a comparire davanti al Senato, riunitosi in veste di Alta Corte di Giustizia, per giustificarsi dell'accusa di non aver obbedito agli ordini ricevuti: verrà condannato alla perdita del grado e della pensione. A salvare l'onore militare del Paese sarà il solito Garibaldi che alla testa dei suoi Cacciatori delle Alpi, conquista, perde, e poi riconquista agli Austriaci, Bezzecca, un importante Comune della val di Ledro in vista di Trento (21 luglio 1866).