Ci hanno insegnato a prendere la vita con leggerezza i ragazzi della Compagnia Mayor Von Frinzius, protagonisti, assieme all’attore e comico livornese Paolo Ruffini, dello spettacolo “Din Don Down - Alla ricerca di (D)io”, divertendo ed emozionando Piazza Napoleone in un viaggio ironico e poetico sul senso della “normalità”. Nella serata di sabato 25 luglio, infatti, il Lucca Summer Festival ha ospitato l’originale cabaret italiano, il cui titolo gioca con il concetto di diversità, sottolineando la "D" di Dio e, allo stesso tempo, della sindrome di Down, ma riconoscendo l’importanza di noi stessi, dell’io.
Lo spettacolo teatrale, diretto da Lamberto Giannini, è stato aperto da Federico Parlanti, il primo speaker radiofonico italiano con sindrome di Down. Ruffini, con la sua grande simpatia, ha intrattenuto il pubblico prima dell'effettiva apertura musicale. “Non chiedeteci di essere politicamente corretti - ha affermato il comico toscano - perché è la cosa più volgare da chiedere in uno spettacolo”. La frase è un po’ surreale, ma è la sintesi più autentica di un magnifico spettacolo che da mesi sta ottenendo dappertutto un clamoroso successo.
Nato come evoluzione del fortunato film “UP&Down” uscito nel 2018, “Din Don Down” ha unito improvvisazione, irriverenza e tenerezza, sfidando i confini del politicamente corretto e coinvolgendo il pubblico, che è stato chiamato a partecipare attivamente in un'atmosfera di festa e riflessione profonda. Il tutto è stato guidato dal forte carisma del celebre Paolo Ruffini, che ha vestito i panni di una sorta di "guida spirituale", ponendo ai ragazzi domande profonde e quotidiane. Le loro risposte, a volte ironiche e disarmanti, hanno spinto il pubblico a riflettere sull'autenticità e sulla purezza di chi ha una visione del mondo priva di sovrastrutture. Accompagnati dalle musiche al pianoforte di Claudia Campolongo, gli attori sul palco hanno ballato e cantato, travestiti da figure ecclesiastiche, bibliche e da personaggi della rinomata favola di Pinocchio, ed hanno giocato diverse volte sulla parola “down”, uno dei termini principali dello spettacolo. L’autoironia è stata quindi il motore centrale dello show, che non ha smesso di far sorridere il pubblico nemmeno nei momenti più toccanti. Tant’è vero che episodi stravaganti e spesso volgari si sono alternati a monologhi interessanti e commoventi sull'intelligenza, sulla maternità, sul perdono e sull'innocenza.
Lo spettacolo si è concluso, dopo esattamente cento minuti, con un emozionante applauso alla compagnia che, vestita di bianco, ha comprovato non la sua specialità, bensì la sua unicità.



