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Scritto da fabrizio perotti
Summer Festival
20 Luglio 2026

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Sul palco del Lucca Summer Festival che, da sempre, è stato capace di ospitare grandissimi artisti nazionali ed internazionali, che hanno proposto generi che hanno spaziato dal rock al pop, dal jazz al blues e tanto altro, questa sera è stata la volta delle grandi opere di musica classica, sinfonie che fanno parte di una civiltà che ha saputo esprimere bellezza, pensiero e profondità, il tutto proposto come in un viaggio nella nostra tradizione nazionale. Riccardo Muti ha diretto infatti l’Orchestra giovanile “Luigi Cherubini” insieme agli studenti dei conservatori italiani, composta da ben 130 elementi, poco più o poco meno, presentando un programma che ha seguito un percorso, aperto da Giuseppe Verdi con le Ouverture dal “Nabucco” e chiuso da Nino Rota con la fantastica “Suite da Il Gattopardo”, che ha messo al centro opere e sinfonie dei più grandi compositori della storia del nostro paese, eccellenze che hanno dato all’Italia una voce riconoscibile nel mondo, e si sta parlando di Puccini, Mascagni, Leoncavallo, Rossini e Catalani. Per il maestro e la sua orchestra si è trattato, in realtà, di un gradito ritorno, dopo il concerto dello scorso anno, che ha confermato il legame speciale tra il grande direttore d’orchestra ed il pubblico di Lucca e del suo Festival musicale. “Il silenzio di questa piazza, stasera, è assordante – ha esordito Muti presentandosi alla platea.  Il numero di ragazzi che si alterneranno in questo concerto è elevato. Abbiamo più di 500 studenti che partecipano a questo tour e tutti avranno la possibilità di unirsi a questo gruppo”. Il maestro ha poi elencato tutti i conservatori e le scuole di musica che fanno parte di questo progetto che mette al centro i giovani talenti e la musica classica. Il concerto si è aperto con l’“Ouverture da Nabucco” di Giuseppe Verdi, opera che ne decretò il suo grande successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, Nabucco fece il suo debutto, con il favore della critica popolare, il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano alla presenza anche di Gaetano Donizetti. È stata poi la volta di Giacomo Puccini con l’“Intermezzo da Manon Lescaut”. L’interludio proposto al pubblico di Piazza Napoleone, nel contesto dell’opera, coincide con un attimo di riposo per Manon, come se volesse ripensare ai giorni felici, mentre incalzano i turbolenti eventi che porteranno la sua morte ed a quella di Des Grieux, a causa della fame e degli stenti patiti in esilio, ed il pathos trasmesso dalla grande orchestra è stato unico ed imponente. Che dire poi dell'”Ouverture del Guglielmo Tell” di Gioachino Rossini. Un brano orchestrale di portata popolare ed iconico, travolgente, introduttivo dell'opera omonima, composta nel 1829. Si tratta dell'ultima delle 39 opere composte da Rossini, che dopo la sua prima rappresentazione, il 3 agosto 1829 al Théâtre de l'Académie Royale de Musique di Parigi, si ritirò dal panorama melodrammatico. È un brano sinfonico in quattro movimenti, caratterizzato da una grande varietà di temi e melodie, che descrivono la bellezza delle montagne svizzere, la forza del suo popolo e la lotta per la libertà contro l'oppressione straniera. Il momento saliente dell'Ouverture è stata l'introduzione, interpretata magistralmente, che inizia con un tema lento e maestoso, che evoca la vastità delle Alpi svizzere. E qui non sono mancati gli applausi, meritatissimi, per tutta l’orchestra. “Contemplazione”, del nostro Alfredo Catalani, ha poi portato pace e serenità, trattandosi di una breve pagina orchestrale, nella versione più nota per violino e pianoforte, ma che si è distinta per la sua cantabilità e per l’atmosfera di assorta malinconia. E dopo l’“Intermezzo da Pagliacci”, una commedia di Leoncavallo che finisce in… tragedia ed in cui l’aria tra il primo ed il secondo atto è una sorta di sintesi travolgente tra due stati d’animo che si intrecciano nel preludio al dramma finale, è stata la volta di Giuseppe Verdi con l’“Ouverture da La forza del destino”. Un capolavoro musicale che cattura l'essenza dell'opera omonima, trasportando l'ascoltatore in un vortice di emozioni ed anticipazioni, come un'opera d'arte a sé stante che riassume i temi principali e l'atmosfera generale della composizione. La musica di Verdi dipinge un quadro vitale delle passioni umane, del destino ineluttabile e della lotta per la libertà. Cambiano, intanto, e si alternano gli elementi dell’orchestra. Ma il gran finale è stato affidato alla Suite da "Il Gattopardo" di Nino Rota.  Una composizione orchestrale tratta dalla colonna sonora del film omonimo del 1963 diretto da Luchino Visconti. La Suite "Il Gattopardo" è considerata, a ragione,  una delle più belle e significative colonne sonore di tutti i tempi. L’orchestra “Luigi Cherubini” è riuscita ad esprimere perfettamente l'atmosfera decadente del film e la nostalgia per un mondo che sta scomparendo. La suite, non a caso eseguita da orchestre di tutto il mondo, è stata il suggello a quasi due ore di un concerto che si è concluso con il ringraziamento da parte del maestro Muti alla città di Lucca ed a tutta la Toscana, in generale, per essere stata il luogo da cui ha preso il via la propria lunga e fortunata carriera. “Questi ragazzi dell’orchestra Cherubini rappresentano una parte dell’Italia bella – ha sottolineato il maestro – che significa bellezza nel suonare insieme, nell’armonizzarsi per un bene finale che è il bene di tutti”.  L'Orchestra giovanile “Luigi Cherubini” è solitamente composta da circa 130 elementi. L'organico varia leggermente a seconda del programma e del repertorio sinfonico affrontato durante le singole produzioni. Fondata nel 2004 da Riccardo Muti, l'orchestra rappresenta un importante ponte tra il mondo accademico e quello professionale, accogliendo strumentisti, under 30, provenienti da tutta Italia. I giovani musicisti vengono selezionati tramite audizioni e restano in organico per un triennio.

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