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Scritto da irene decorte
Comics
01 Novembre 2026

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Al sorgere dell’ultima alba sulla sessantesima edizione di Lucca Comics & Games, notiamo che certe cose sono rimaste costanti negli scorsi quattro giorni, e continuano ad esserlo negli anni. Una di queste è l’impressionante pellegrinaggio che ogni giorno, ad ogni ora, porta grandi masse di persone, già cariche di sacchetti e merce di vario tipo, fuori dalle mura della città verso una delle aree più iconiche della manifestazione: Japan Town.

Iconica e immancabile, ma defilata rispetto al resto della manifestazione, quasi a segnalarne il carattere del tutto particolare di mondo a sé stante: ogni anno, nei cinque giorni della manifestazione, il Polo Fiere si trasforma in un’oasi di cultura popolare e tradizionale dell’estremo oriente; una vera e propria terra promessa per i non pochi appassionati di Giappone che ormai abitualmente invadono Lucca.

Un servizio navetta è incluso nel biglietto d’ingresso al festival, ma non sono pochi quelli che per ridurre un minimo i tempi di attesa decidono di mettersi in marcia e affrontare la camminata di circa mezz’ora dal centro cittadino. Un flusso colorato e sempre entusiasta che si riversa ogni giorno verso il Polo Fiere, senza lasciarsi scoraggiare dalle file chilometriche in cui già nei primi giorni si è ritrovato inevitabilmente bloccato.

Ma superato lo scoglio ormai proverbiale della fila, Japan Town è un’esplosione di colori, di sapori, di gadget ora improbabili, ora vere e proprie opere d’arte, tutto nel segno dell’estremo oriente. Il Giappone la fa sicuramente da padrone, con il Polo Fiere fattosi rifugio e obiettivo ultimo soprattutto di quanti non ne hanno mai abbastanza di anime e manga, ma anche videogiochi e chi più ne ha più ne metta.

Veri e propri collezionisti, che non si lasciano spaventare né dal peso dei sacchetti da trascinarsi dietro né dal costo del materiale, ma pienamente concentrati nella valutazione del pezzo più prezioso, più esclusivo, o semplicemente più gradito da portarsi a casa. E c’è effettivamente l’imbarazzo della scelta: ci sono raffinate action figures e i più semplici Funko Pop, vecchie e rare edizioni di manga e fumetti, videogiochi e ogni forma di gadget che un collezionista possa sognare, per quanto concerne la cultura pop giapponese ma anche tutto quello che è l’universo nerd.

Tra stampe e magliette, tra poster e spille, tazze e portachiavi, fino alle trovate più improbabili, dalle palle di Natale dedicate a questo film o quel manga fino a curiose “cacchette fortunate”; e particolarmente rappresentati sono tutti quei prodotti che giocano sulla naturale curiosità umana, sulla voglia di essere sorpresi e il desiderio di sentirsi come bambini che scartano i regali la mattina di Natale: spuntano così come funghi le lucky bag, sacchetti già pronti contenenti gadget dedicati a un certo universo, ma anche le blind boxes, che permettono di scoprire ogni volta un nuovo personaggio da aggiungere alla propria collezione.

Ma non sono solo gli aspetti più appariscenti e la vivace cultura pop giapponese ad attirare l’attenzione degli appassionati: a Japan Town ampio spazio è dato anche alla più tradizionale cultura giapponese, con stand dedicati a incantevoli kimono e delicati servizi da tè, a bacchette con i disegni più svariati e servizi per vedere il proprio nome scritto in caratteri giapponesi. Non mancano pure le opportunità per chi della propria passione vuole fare qualcosa di più, elevandola a professione o facendone la propria vita: sono quindi ampiamente rappresentate al Polo Fiere le scuole e le accademie di manga, che offrono l’opportunità di trasformare la propria passione per il disegno in un lavoro, e le realtà che offrono l’occasione di un viaggio o un periodo di studio in Giappone.

Il paese del Sol Levante non è comunque l’unica terra dell’estremo oriente ad aver attirato negli anni attenzioni da tutto il mondo: è in ascesa sempre più precipitosa l’astro della Corea del Sud, grazie specialmente ai gruppi k-pop e ai k-drama sempre più numerosi su Netflix. Quest’anno la fa da padrona K-Pop Demon Hunters, il fenomeno d’animazione Netflix che con la sua commistione tra il mondo della musica k-pop e una storia fantastica di cacciatrici di demoni ha conquistato grandi e piccoli, ma ancora una volta tra gli stand più affollati ci sono quelli dedicati al più vasto fenomeno del k-pop, con CD, carte collezionabili e i gadget più svariati con i volti degli amatissimi idol, dai calendari ai ventagli.

Ma Japan Town è anche sede della creatività e del lavoro artigiano, che in un’epoca come la nostra sembra irrimediabilmente in declino. Non occorre fare più di qualche passo per scorgere stand di artisti che espongono i propri disegni, oppure opere di una finezza sorprendente come delicati fiori realizzati a maglia.

E non si tratta solo di spendere soldi, perché non mancano anche le attività: c’è l’area Japan Live, dove è possibile assistere a spettacoli e panel, e una zona dedicata ai vecchi giochi arcade; c’è la Lupin Experience, una escape room a forma di prigione per sentirsi come il più famoso ladro della televisione, e al primo piano è possibile sbizzarrirsi con gare di modellismo e workshop di disegno.

Ovviamente, ad attrarre le persone verso le culture asiatiche non sono solamente i prodotti della cultura pop o i manufatti della tradizione, ma anche qualcosa che a noi italiani sta particolarmente a cuore: il cibo. Uscendo appena fuori dal Polo Fiere c’è infatti l’Asian Street Food Festival, con i suoi furgoncini di street food che permettono un viaggio culinario tra i piatti più amati e altri forse meno noti dell’estremo oriente: ci sono gli arcinoti ravioli e i soffici bao, i dorayaki amatissimi da Doraemon e gli onigiri fatti di riso e vari ripieni, fino al pad thai tailandese.

Rimane ancora l’unico giorno della manifestazione per scoprire Japan Town: un angolo di Asia nella nostra Lucca.

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