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Scritto da Redazione
Confcommercio
31 Marzo 2021

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"Ristori immediati e massicci per una categoria che è allo stremo delle forze". La richiesta forte e accalorata arriva da Federico Lanza, presidente interprovinciale di Federmoda Confcommercio Lucca e Massa Carrara, all'indomani del ritorno della Toscana in zona rossa e la conseguente chiusura per i negozi di abbigliamento e calzature.

"C'è un dato di fatto oggettivo – dice Lanza – di cui molti, a partire dalla classe politica, sembrano non tenere conto: da 13 mesi, da quando cioè è esplosa l'emergenza sanitaria, il nostro comparto ha lavorato a pieno ritmo un solo mese. Ad ottobre. Gli altri 12 mesi, fra chiusure e altre restrizioni di vario genere, o non abbiamo potuto lavorare. Oppure lo abbiamo fatto a scarto ridotto. Anche la scorsa estate, mentre c'erano settori che hanno avuto la possibilità di riprendere a lavorare a pieno regime, il nostro settore non ha potuto approfittarne perché quello è un periodo di saldi, dove il margine di guadagno è minimo. Il nostro, insomma, è uno dei comparti oggettivamente più colpiti dalle ricadute economiche della pandemia. E nessuno può negarlo".

"Ci è stato chiesto di mettere in regola le nostre attività – prosegue Lanza -, calibrandole sulle vigenti normative anti covid. E lo abbiamo fatto. Nonostante questo, a dispetto di questo impegno che ha reso e rende i nostri negozi pienamente sicuri, ancora una volta ci hanno fatto chiudere. Noi e poche altre categorie commerciali. Mentre nelle vie e nelle piazze delle nostre città, a dispetto delle restrizioni che sembrano valere solo per alcuni, continuano a registrarsi assembramenti incontrollati. Bene, il Governo ha l'obbligo a questo punto di erogare ristori e sostegni immediati e robusti verso chi stia pagando un prezzo altissimo all'emergenza sanitaria. La pandemia è un problema di tutto il Paese e le sue ricadute devono essere equamente ripartite, dal punto di vista economico".

"Altra richiesta urgente e non più rimandabile – prosegue Lanza – è quella di una moratoria sugli affitti per i fondi commerciali rimasti chiusi. Non è più sopportabile che, a oltre un anno dall'inizio della pandemia, ci si debba ancora affidare al buonsenso e all'intelligenza dei locatori per trovare un accordo. Al contrario, serva una norma oggettiva e inattaccabile che regolamenti questo aspetto: ormai ad essere in ginocchio e a chiudere sono persino i grandi marchi. Si riesce ad immaginare quale sia la situazione per le piccole imprese?".

"Una situazione – insiste il presidente di Federmoda -, questa, che non investe soltanto l'imprenditore titolare di un negozio, ma una intera filiera di fornitori che a sua volta vede messa a rischio la sua sopravvivenza. In molti, erroneamente, pensano che dietro alla chiusura di un negozio ci sia coinvolta una sola famiglia, quella cioè dell'imprenditore. Ma non è così, perché alla vita di una attività è collegata la vita dei dipendenti di quel negozio e delle loro famiglie, oltre ad un indotto enorme".

"Deve essere chiaro a tutti – conclude Lanza – che se i negozi tradizionali chiudono, poi indietro non si torna. Ma a pagarne le conseguenze poi sono le città nel loro insieme, che vedono svilire il pregio e il valore del loro tessuto commerciale. Tanti si riempiono la bocca criticando gli sbarchi ovunque delle grandi catene, dei centri storici diventati commercialmente uno uguale all'altro, ma è inutile piangere dopo. Queste chiusure vanno evitate prima che sia troppo tardi. E il momento di agire è adesso".

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