Questa mattina (10 febbraio) al Real Collegio, si è svolta la commemorazione del Giorno del Ricordo che, istituito con la legge nel 2004, vuole "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
All'apposizione di una corona d'alloro alla targa che ricorda quello che fu un Centro di Raccolta degli esuli giuliano-dalmati dal 1947 al 1956, il Real Collegio appunto, erano presenti il sindaco Mario Pardini, il prefetto Cristina Favilli e il presidente della provincia Marcello Pierucci, oltre a una folta rappresentanza di autorità civili e militari, assessori, consiglieri comunali e cittadini. Fra loro hanno preso la parola, oltre ai rappresentanti istituzionali, anche Simonetta Simonetti di ATVL-Associazione Toscana Volontari della Libertà e Sandro Righini, commissario provinciale comitato 10 febbraio.
Dopo la cerimonia, la mattinata è proseguita nella sala del Capitolo del Real Collegio, dove sono intervenute anche alcune classi dell'istituto Pertini e del liceo classico Macchiavelli, invitate dall'amministrazione comunale proprio nell'ottica di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza e dunque il ricordo dei tragici eventi legati a quel periodo storico.
E' stato compito dello storico Matteo Giurco, collaboratore della prestigiosa rivista "Limes – Rivista italiana di geopolitica", trattare del tema di "Un confine conteso. Momenti e problemi della frontiera orientale d'Italia", con una panoramica sulle vicende dell'Adriatico orientale in età contemporanea, dove le tre grandi famiglie culturali europee, la latina, la germanica e la slava, sono venute a incontrarsi e a scontrarsi nel corso dell'Ottocento e del Novecento.
A corredo dell'approfondimento storico, sono inoltre intervenuti il professor Paolo Battistini dell'ISI Pertini e Sergio Maraschin, membro dell'ANVGD- Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Lucca, che hanno la loro testimonianza di figli di esuli.



