Anno XI 
Lunedì 16 Febbraio 2026

Scritto da Redazione
Cronaca
15 Febbraio 2026

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Non capita tutti i giorni di poter guardare negli occhi la Storia. Gli studenti della classe 3 AS e 3BSTEM dell’istituto “Galilei” di Viareggio hanno vissuto un’esperienza fuori dal comune, immergendosi in un percorso dedicato al Volto Santo di Lucca: il leggendario crocifisso ligneo, restituito allo splendore originario dopo oltre 3 anni di restauro, che da secoli rappresenta il cuore spirituale e identitario del capoluogo.

La visita alla Cattedrale di San Martino, inserita nel progetto GenerAzione solidale, rientrava nel programma di studi dedicato al Medioevo e ai grandi pellegrinaggi. Accompagnati dalle prof.sse Laura Trivellini, Carmela Novellini e Rossella Riccardi, i ragazzi hanno potuto toccare con mano ciò che spesso resta confinato tra le pagine dei libri. Lucca, tappa fondamentale della Via Francigena, accoglieva i pellegrini di tutta Europa proprio all'ombra di questa effigie sacra. Ripercorrere quei passi ha significato comprendere come l’arte non sia solo estetica, ma un potente strumento di inclusione e di connessione che rende la Storia viva, visibile e ancora parlante.

"Studiare il Medioevo in classe è affascinante, ma vedere dal vivo il Volto Santo ti fa capire  perché migliaia di persone affrontavano viaggi pericolosissimi per arrivare fin qui - commenta uno studente - È come se la storia smettesse di essere un racconto e diventasse realtà" 

L'esperienza dei ragazzi a Lucca conferma che il pellegrinaggio non era solo un atto di fede, ma il primo vero mattone di una casa comune. Muoversi lungo la Via Francigena significava scambiarsi lingue, culture e visioni del mondo, costruendo un’identità che superava i confini dei singoli feudi.

Proprio per questo, il senso profondo di questa visita si può riassumere nelle parole di Johann Wolfgang von Goethe: "L'Europa è nata in pellegrinaggio e la sua lingua è il cristianesimo."

Il momento centrale della giornata è stato l’incontro con i segreti del restauro. Gli studenti hanno scoperto la figura del restauratore: un professionista che opera su un crinale sottilissimo, a metà strada tra la sensibilità dell’artista e il rigore dello scienziato.

Attraverso il racconto degli interventi tecnici sul Volto Santo, la classe ha compreso che restaurare non significa "rifare", ma curare, preservare la materia originale attraverso analisi chimiche, fisiche e una profonda conoscenza storica.

E dopo la teoria, la pratica: trasferitisi in laboratorio, gli studenti si sono trasformati in piccoli artigiani della memoria. Tra spatole, pennelli e pigmenti, si sono cimentati in una simulazione di restauro, sperimentando la pazienza e la precisione necessarie per ridare voce a un'opera d'arte.

"Usare la spatola e i pennelli mi ha fatto capire quanto lavoro e quanta responsabilità ci siano dietro un restauro - racconta un'allieva - Non è solo tecnica, è quasi una forma di rispetto verso chi ha creato l'opera secoli fa."

Oltre al valore didattico, l'iniziativa ha sottolineato un fondamentale messaggio civico: l’arte è un bene comune. Conoscere il patrimonio del proprio territorio significa radicarsi nel passato per costruire un futuro consapevole. Quando i ragazzi comprendono il valore di un’opera come il Volto Santo, smettono di vederla come un semplice "oggetto vecchio" e iniziano a percepirla come parte della propria identità.

L’arte, dunque, non è un’entità astratta, ma un legame indissolubile che unisce le generazioni, rendendo i cittadini custodi attivi della bellezza che li circonda.

In un'epoca spesso distratta, questa esperienza ha ricordato a tutti noi la celebre intuizione di Dostoevskij: "La bellezza salverà il mondo". Ma la bellezza, come hanno imparato gli studenti del Galilei, non si salva da sola: ha bisogno di studio, di mani esperte che la curino e di occhi giovani capaci di riconoscerla. L’arte, dunque, non è un’entità astratta, ma un legame indissolubile che unisce le generazioni, rendendo i cittadini custodi attivi della memoria e del futuro. 

La visita e l'esperienza di laboratorio, guidate magistralmente da Agnese Benedetti, sono state realizzate e permesse da Associazione Terzo Millennio presso il Complesso Museale e Archeologico della Cattedrale di Lucca. 

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