Mia moglie ed io ci troviamo sul sagrato della Chiesa di Montuolo. Abbiamo partecipato ad una cerimonia religiosa. Mi sento battere una mano sulla spalla. Mi volto, guardo l’uomo che ha fatto il gesto. Lui capisce che non l’ho riconosciuto e si presenta: “Sono Riccardo Bergamini”, mi dice.
La mia esclamazione è tonante. Ho davanti a me quella che considero una leggenda della nostra terra.
Capelli e barba neri, occhi vivaci, alto quanto me all’incirca, lui mi guarda e sorride. Ma io gli dico che invidio tutto il mondo che lui ha racchiuso nei suoi occhi e nella sua mente.
Non so come faccia, pur lavorando, a tenersi in forma e allenarsi al mattino sulle vette a noi vicine in preparazione alle scalate più impegnative.
Come quella appena terminata, che lo ha visto alle prese con l’Ama Dablam una delle montagne dell’Himalaya, alta quasi 7 mila metri. Situata nella valle del Khumbu, nella regione dell’Everest, è conosciuta per la sua straordinaria forma piramidale, le pareti ripide e le difficoltà tecniche che caratterizzano la salita. Una montagna che richiede preparazione fisica, esperienza alpinistica, capacità di adattamento all’alta quota e grande determinazione.
Doti che Bergamini possiede, dimostrate in tante scalate difficili che hanno preceduto quest’ultima.
Non abita molto distante da casa mia. È così umile che sono pochi i paesani di Montuolo che sanno chi sia. In molti lo scambiano per una persona qualunque, e non sanno quanto universo mirabile è passato sulla sua persona. Panorami immensi di cime imbiancate da una neve spesso permanente. Un cielo che pare vicino, quasi disposto a farsi toccare con un dito.
È segno della sua umiltà, quello di vivere senza baldanza e prosopopea. Preferisce così, ed è uno dei suoi tanti doni.
In un’intervista (https://www.luccaindiretta.it/dalla-citta/2026/10/30/bergamini-unaltra-impresa-raggiunta-la-vetta-dellama-dablam/527095/ ) rilasciata al quotidiano online Lucca in diretta dice: “Sono davvero molto felice di aver raggiunto la vetta dell’Ama Dabla. È una delle montagne più iconiche al mondo e dell’intero Himalaya. Una montagna che non ti concede mai tregua: bisogna continuare a salire, affrontare passaggi tecnici impegnativi e poi numerose doppie durante la discesa. È una montagna quasi perfetta nella sua geometria piramidale, con la roccia, le pareti di ghiaccio e la neve che si alternano in un ambiente straordinariamente bello. Sono felice anche perché, dopo Cima Italia e le altre esperienze alpinistiche, non è mai semplice ripetersi e affrontare nuove sfide. Parto sempre con uno spirito positivo e con l’obiettivo di raggiungere la cima, ma senza lasciarmi sopraffare dallo sconforto se questo non dovesse accadere. È proprio questa una delle bellezze dell’alpinismo: non avere mai la certezza di arrivare in vetta. Ci sono tanti fattori che possono impedire di completare una salita. Bisogna essere positivi, prepararsi, allenarsi e lavorare con determinazione per inseguire i propri sogni. E quando si raggiunge un obiettivo così importante, la felicità più grande è poterlo condividere con le persone che ti vogliono bene e, soprattutto, con la città in cui sei nato, Lucca.”.
Su Facebook, il 30 ottobre 2026, ha lasciato questo post: “Ho raggiunto la vetta il 28 ottobre, dopo che ho dovuto rinunciare al primo tentativo per il 27 ottobre a causa del forte vento. Via radio, dal campo base, mi hanno ordinato di rientrare e sono tornato al campo 1. Il giorno dopo ci ho riprovato e finalmente ce l’ho fatta!
Adesso sono al campo base e sta nevicando. Sono felice e grato per questa esperienza.”.
Lucca non ha mai avuto un alpinista di tale bravura. Appunto: una leggenda.
Una leggenda lucchese, l’alpinista Riccardo Bergamini vive nel mio paese, a Montuolo
Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cronaca
03 Novembre 2026
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