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Scritto da Redazione
Economia e lavoro
04 Gennaio 2023

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Il mancato rinnovo del taglio delle accise a fine anno ha portato ad una serie di reazioni negative a catena. Vittime alla stessa maniera gli automobilisti, con il costo del carburante che torna ad impennarsi, ma vittime anche i gestori degli impianti i cui guadagni sono fissi a prescindere dagli aumenti e legati solo ai litri erogati che dal primo gennaio sono crollati”.

E’ ancora una volta Confesercenti Toscana Nord, con il suo presidente del sindacato benzinai Faib Alessandro Vietina e con il responsabile Adriano Rapaioli, a lanciare l’allarme sulle pesanti conseguenze che il ritorno delle accise stanno già causando a famiglie ed imprenditori.

Due euro al litro: è questo il livello che, anche in provincia di Lucca, si rischia di sfiorare per benzina e gasolio in questi primi giorni dell’anno – spiegano Vietina e Rapaioli -. La decisione del governo di reintrodurre la quota piena delle accise determina, infatti, un aumento di 30 centesimi su un litro di carburante rispetto allo scorso marzo (quando ci fu il primo taglio delle accise) e di 18 centesimi rispetto a dicembre. Secondo le stime del nostro Ufficio Studi, in media i rincari incideranno, su base annua, per 300 euro a famiglia rispetto a marzo 2022; e ogni pieno costerà 15 euro in più rispetto a 10 mesi fa. C’è poi da considerare l’effetto traino che gli aumenti provocheranno sul costo di tutti i beni di consumo e sull’inflazione, che è già a livelli preoccupanti”.

La situazione che stiamo vivendo, sempre secondo Faib Confesercenti Toscana Nord, “non è purtroppo molto diversa da quella che portò alla decisione di tagliare le accise; siamo ancora in piena crisi energetica, la guerra continua, ed è del tutto evidente che esiste ancora un rischio concreto di nuove impennate delle quotazioni sui mercati internazionali. Invano abbiamo sperato che la riduzione delle accise, pur decisa sull’onda dell’emergenza, potesse diventare permanente e strutturale”. Vietina e Rapaioli difendono poi la categoria dei gestori, troppo spesso considerata la controparte da parte degli automobilisti. “Questa situazione ci danneggia pesantemente e quindi siamo dalla stessa parte della barricata con i consumatori. Vogliamo infatti ribadire che i gestori non determinano il prezzo e che a loro, a prescindere dal prezzo alla pompa, vanno sempre e soltanto 3,5 centesimi lordi al litro. Insomma, con gli aumenti ci perdono tutti: i consumatori e le imprese, ma anche i benzinai perché più cresce il prezzo meno prodotto si vende. Già in questo inizio d’anno la riduzione dell’erogato si avvicina al 5 per cento. Senza contare che l’aumento dal valore del transato farà schizzare anche il costo delle commissioni di bancomat e carte di credito, con cui nelle stazioni di servizio si fanno ormai 8 pagamenti su 10, problema che nessuno sta ancora affrontando nonostante i nostri disperati appelli. A ciò si aggiunga che negli ultimi nove mesi abbiamo sostenuto l’anticipo del taglio delle accise, senza che a oggi ci sia stata riconosciuta alcuna compensazione, come abbiamo più volte chiesto. Ci aspettiamo – concludono i vertici di Faib Toscana Nord – un’urgente convocazione da parte del governo, come promesso dal ministro Gilberto Pichetto Fratin: in ballo c’è il futuro della mobilità del Paese, della logistica e delle persone, oltre quello di 250 mila addetti nelle stazioni di servizio, nella raffinazione e nell’indotto del settore”.

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