“Mentre cartiere Carrara a Capannori continua a registrare utili per decine di milioni di euro, ai lavoratori viene chiesto di accontentarsi di un premio di produzione ridotto, lavorare di più e continuare a fare i conti con criticità sulla sicurezza che restano senza risposta”: questa la fotografia della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale che ha portato le RSU a proclamare un pacchetto di ore di sciopero, dichiarano UILFPC e SLC CGIL.
“La mobilitazione nasce dalla distanza tra le richieste avanzate dai lavoratori per recuperare almeno in parte il potere d'acquisto perso negli ultimi anni e le proposte presentate dall'azienda. Parliamo di un'azienda che, grazie al lavoro delle proprie lavoratrici e dei propri lavoratori, ha registrato nell'ultimo bilancio un notevole aumento degli utili, e che oggi cerca di fare cassa anche attraverso una diminuzione del premio di produzione- proseguono le RSU- Si parla di poche decine di migliaia di euro destinate ai lavoratori a fronte di utili che si misurano in varie decine di milioni di euro. A fronte di tutto questo, l'azienda pretende anche un aumento della produttività di vari punti percentuali per riconoscere un premio inferiore a quello attuale”.
“L'unica risposta dell’azienda è stato un appello alla nostra responsabilità, senza nemmeno una promessa di riapertura della trattativa. La sensazione è che si tenti semplicemente di procrastinare il confronto e di togliere ai lavoratori la loro arma più forte: la possibilità di mettere in campo un'azione durante una fase di audit. Non è rinunciando alla propria forza che si ottengono risultati”, osservano i sindacati.
“Una ditta che accumula decine di milioni di euro di utili e cerca allo stesso tempo di raschiare il barile sulle condizioni economiche dei propri dipendenti non può essere considerata una controparte credibile. È questo il momento di decidere quale tipo di uomini siamo e quale mondo vogliamo lasciare ai nostri figli. E ricordiamoci: chi non ha il coraggio di lottare non ha il diritto di lamentarsi”, concludono le RSU.


