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Scritto da Redazione
Economia e lavoro
28 Settembre 2022

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E’ una fotografia che evidenza gravi difficoltà quella che descrive l’imprenditoria femminile alle porte di un autunno che si intravede molto problematico per le aziende e le famiglie italiane.

Ne rileva gli aspetti più importanti Annamaria Frigo, presidente Cna Impresa Donna Lucca, che analizza i dati provinciali e regionali per evidenziare quali possano essere le risposte più adeguate.

“Soprattutto dopo il Covid – spiega Frigo - si vede una grande frenata delle imprese femminili che sono diminuite con un tasso nettamente superiore alle maschili.  Il dato regionale vede il tessuto delle imprese femminili molto indebolito e molte PMI che hanno dovuto chiudere di fronte alla crisi. Una lieve ripresa dello scorso anno del + 0,5 per cento sembra aver frenato quantomeno il trend, ma i numeri di lungo percorso sono eloquenti”. 

Il calo è stato in tutte le province, anche a Lucca dove le imprese femminili rappresentano attualmente il 22,4% sul totale delle imprese registrate.

“Il divario di genere, già consistente – dice la presidente provinciale di Cna Impresa Donna - è aumentato in questo lasso di tempo e lo dimostra anche la Toscana, dove ci sono 95.122 attività registrate guidate da donne a fronte delle 312.252 di uomini.  La nostra Regione vanta comunque delle zone dove l’intraprendenza delle donne è emersa più che in altre parti d’Italia, soprattutto nel comparto agricolo che è uno dei primi settori in cui le donne si sono spinte ad aprire un’azienda (una su otto ha scelto questo mondo). La Toscana è, ad esempio, la prima regione per agriturismi al femminile: 1.734 strutture su 5.406”.

Le donne sono molto attive nel biologico e nell’accoglienza, dimostrando sensibilità verso la sostenibilità e i suoi temi. Gli altri comparti forti al femminile sono il commercio al dettaglio, anche se dopo la pandemia hanno chiuso oltre 800 negozi gestiti da donne.  Poi il commercio all’ingrosso (oltre 5 mila unità), le attività immobiliari e quelle dei servizi alla persona, che sono in crescita così come quelle di consulenza, finanziarie, e dell’informazione.

“Sulla frenata delle imprese femminili – spiega Frigo - giocano ancora temi ben conosciuti: la difficoltà a reperire finanziamenti nella fase di avvio, complicazioni a trovare dei crediti che sostengano nuovi progetti e soprattutto fondi che facciano da scudo nei momenti di crisi. In aggiunta da sempre il tema del welfare. Continuano a mancare infrastrutture sociali, dagli asili nido all’assistenza per gli anziani, che permettano alle donne di lavorare a pieno. In Italia prevale ancora una “dimensione della cura” a carico delle donne, che spesso le costringe ad abbandonare sogni e progetti.  Questi i temi sui quali Cna Impresa Donna chiede ed esige risposte e sui quali il nuovo Governo dovrà assolutamente confrontarsi anche riguardo al tema della “sostenibilità sociale”.

“L’introduzione in questo ambito della “Certificazione della parità di genere” - afferma Frigo - che ha l’obiettivo di incentivare le imprese ad adottare misure concrete che favoriscano una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la riduzione del divario di genere, rappresenta una vera e propria rivoluzione perché incentiva e attiva un nuovo atteggiamento per le imprese che non riguarda solo le donne. Il nostro obiettivo è quello di far entrare in vigore la certificazione i meccanismi di incentivo per l’impresa entro la fine dell’anno. Entro giugno 2023, contiamo di avere 800 PMI certificate e mille imprese che ricevono gli incentivi”.

 

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