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Scritto da liano picchi
Piana
23 Maggio 2024

Visite: 986

Dalle immediate reazioni alle proteste della gente contro l'impianto dei pannoloni sporchi che dovrebbe sorgere a Salanetti, abbiamo la riprova che stiamo ostacolando forti interessi e le risposte del “ fuoco nemico” non si sono fatte attendere.

In testa Legambiente regionale che ha scomodato addirittura il “suo comitato scientifico nazionale “ per convincere le popolazioni locali a subirlo e magari anche a non ostacolare l'amministrazione di Capannori che lo porta avanti. Le rassicurazioni del responsabile nazionale dr Minutolo, francamente ci sono sembrate piuttosto superficiali e pressapochiste (la grande lavatrice), ma lo scusiamo in quanto da geologo non è propriamente formato sui temi legati alle emissioni, mentre ci meraviglia molto che non abbia fatto menzione alcuna circa la elevata pericolosità idraulica del sito scelto,che invece molto più propriamente riguarderebbe le sue competenze in materia.

Certi della verità dei nostri argomenti ci dichiariamo fin da subito disponibili a confrontarci sul tema in un pubblico dibattito, con chiunque Legambiente voglia inviare. Ma in questa sede l'obiezione che muoviamo all'associazione è ben altra.

All'inizio ritenevamo che la difesa a spada tratta dell'impianto di Legambiente fosse unicamente motivata dalla vicinanza di Ciacci all'associazione e del candidato Del Chiaro (ex presidente della sezione Piana).

Facendo ricerche sul web abbiamo però saputo che la Fater, l'azienda che detiene il brevetto acquisito da Retiambiente e Ascit, è una joint venture di comproprietà della multinazionale statunitense Procter & Gamble che da anni finanzia una serie di progetti di Legambiente. Ci domandiamo é eticamente corretto ricevere finanziamenti da multinazionali e poi prodigarsi a sostenere la validità tecnica dei loro progetti?

Nel nostro piccolo anche i nostri comitati sono stati più volte contattati da aziende (e possiamo provarlo) che volevano “aiutarci”, ma abbiamo prontamente rifiutato per mantenere la nostra totale libertà. E anche in questo caso abbiamo preferito mettere le mani nelle nostre tasche per ricorrere al TAR autotassandoci. Quanto a Legambiente, faccia pure la politica che ritene opportuna, ma evitati di entrare a gamba tesa su progetti che più li approfondiamo e più ci lasciano sconcertati.

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