Dietro le date, le battaglie e i numeri dei libri di storia ci sono persone, famiglie e vite cambiate per sempre. È da questa dimensione della memoria che ha preso forma l'incontro di ieri (3 novembre) alla scuola media Enrico Pea di Porcari: le classi terze hanno ascoltato Paolo Miniati, autore di una lunga ricerca sulla vicenda del nonno Corrado, soldato durante la Prima guerra mondiale.
Una mattinata seguita con attenzione dai ragazzi, alla vigilia della Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate. All'incontro è intervenuta anche l'assessora alla scuola Madalina Golea, che ha invitato gli studenti a riflettere sul costo umano dei conflitti, sulla responsabilità di costruire la pace e sul valore dell'Unità Italiana, che è riuscita a tenere insieme tradizioni, dialetti e identità diverse.
Al centro del racconto, la storia di un giovane contadino partito a diciannove anni e mezzo e mandato al fronte dopo appena dodici giorni di addestramento. Corrado Miniati combatté nella zona dell'Isonzo e intorno a Gorizia, fu ferito e ricoverato ad Asti. Il 24 ottobre 1917, nel giorno della disfatta di Caporetto, venne catturato e trasferito in un campo di prigionia vicino a Praga. Seguirono mesi di fame e di attesa: nelle lettere chiedeva pane e notizie della famiglia. A consentirgli di sopravvivere fu il successivo trasferimento in Galizia, nell'attuale Polonia, dove lavorò in una fattoria.
Paolo Miniati ha ricostruito questo percorso partendo dalle lettere, dalle cartoline militari e dalle fotografie conservate in famiglia. Le ha ordinate, trascritte e confrontate con documenti d'archivio, fogli matricolari e diari dei reggimenti, arrivando a ripercorrere quasi giorno per giorno i quattro anni e ventotto giorni trascorsi dal nonno lontano da casa. Un lavoro nato anche dal rimpianto per non aver ascoltato con maggiore attenzione, da giovane, i suoi racconti e diventato nel tempo una testimonianza da condividere con le nuove generazioni.
La ricerca lo ha condotto anche nei luoghi attraversati da Corrado, fino alla fattoria polacca dove aveva lavorato. Qui ha incontrato un discendente della donna che aveva accolto il nonno: un viaggio per ringraziare e per ritrovare le tracce di quella solidarietà che, anche durante la guerra, aveva saputo riconoscere una persona in un soldato straniero.
"Non abituiamoci mai a considerare la guerra come qualcosa di inevitabile. Non abituiamoci a leggere i numeri senza pensare alle persone che rappresentano – ha detto agli studenti l'assessora Madalina Golea –. Ricordiamoci che dietro la storia ci sono volti, famiglie, affetti, vite interrotte e sogni che non hanno avuto il tempo di realizzarsi. Ricordiamoci di chi, nelle forze armate, dedica la propria vita a soccorrere, aiutare e proteggere tutti noi. La memoria serve proprio a questo: non soltanto a ricordare ciò che è successo, ma a capire cosa possiamo fare noi, oggi, perché non accada ancora".
"La vicenda di Corrado Miniati – ha aggiunto Golea - ha offerto agli studenti una via diversa per avvicinarsi alla Grande Guerra: seguire il percorso di un ragazzo diventato soldato, le sue paure, la lontananza dagli affetti e la speranza di tornare a casa. Ringrazio Paolo per il suo impegno e per aver accettato il nostro invito".
Porcari, la storia del soldato Corrado Miniati incontra gli studenti della scuola Pea
Scritto da Redazione
Piana
04 Novembre 2026
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