Oggi funziona così… Ti rechi negli uffici dell’amministrazione provinciale per proporre un’iniziativa - l’ennesima, e, va senza dire, a costo zero - attinente alla ragione culturale del Museo del Risorgimento e vieni a sapere che a partire da “un giorno di maggio che dirvi non so” il museo non ci sarà più!
Chi ha preso tale incomprensibile decisione? Non si sa. Perché? Boh! Dove sarà ricollocato il MUR? Top secret. Chi lo gestirà? A chi rivolgersi per saperne di più? Sono questioni riservatissime, manco fossero i segreti di Fatima… Un balbettante comunicato stampa di Palazzo Ducale conferma l’intenzione di sbaraccare tutto con la motivazione di fornire al museo una sistemazione più dignitosa. Ma l’attuale è dignitosissima, pensata, a suo tempo, proprio per gli spazi attuali secondo un percorso espositivo sensato, e, proprio per questo delicato e irripetibile. Qualsiasi altra sede non potrebbe che risultare inadeguata e precaria.
Certo, l’attuale luogo fisico andrebbe più e meglio difeso dall’usura degli anni: sarebbero da ripristinare gli strumenti audiovisivi che costituivano la novità di questa proposta culturale; ne andrebbe pubblicizzata l’esistenza e la qualità dei contenuti; si dovrebbe dotare il MUR di una struttura amministrativa con regole, funzioni e responsabilità precise… Molto si poteva fare dall’inaugurazione del museo (17 marzo 2013) a oggi… E non è stato fatto: per insipienza, trascuratezza, insensibilità ai temi delle memorie importanti.
Il ministro Delrio (do you remember?), chiamato in causa magari c’entra pure, ma il problema è un altro e attiene alla testa e al cuore… Perché nelle cose, soprattutto quelle della cultura, della politica, dell’amministrazione civica, bisogna metterci l’una e l’altro… Invece, nella “città del garbo”, senza nessuna trasparenza, alla chetichella, escludendo proprio chi – dipendenti provinciali e volontari - nel MUR ha creduto e si è disinteressatamente impegnato per anni nelle sue attività (visite guidate, presentazione di libri, mostre, drammatizzazioni…), brutalmente, qualcuno ha pensato bene di annichilire questa bella esperienza di cultura e memoria… Si parva licet... si potrebbe ben dire che l’inquilino della Casa Bianca, sì, per l’appunto quello coi capelli arancioni, proprio a Lucca sta facendo scuola.



