Anno XI 
Giovedì 23 Luglio 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
19 Dicembre 2025

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Quant’è bello utilizzare un vocabolo nella sua essenza, senza dover far ricorso a superlativi o dispregiativi. Quant’era ridicolo qualcuno che – per una ventina d’anni – ad ogni parola ci aggiungeva un “issimo”. E quanto son ridicoli oggi i santoni dell’edulcorazione, che trasformano un fatto, un gesto, un comportamento cambiando il termine per indicarlo, magari sfruttando il suono, l’onomatopea (Fenomeno che si produce quando i suoni di una parola descrivono o suggeriscono acusticamente l’oggetto o l’azione indicata, p. es.: scricchiolìo), ma lasciandolo inalterato nell’essenza.
Pensavo a questo mentre venivano intervistati alcuni dei membri di ASKATAFASCIO, dopo essere stati finalmente sfrattati a Torino con bella operazione di ordine pubblico in cui oltre a 10 agenti feriti, finalmente anche un po’ di controparte doveva far ricorso a cure mediche. Non mi perdo in considerazioni sulla giustezza o meno dell’intervento: l’han fatto in tanti e non spero con due righe di convincere nessuno di come la pensi io, né d’arrecare contributi di pensiero circa il fatto che siano stati cacciati dal luogo occupato abusivamente i devastatori di prestigiosa testate quale la STAMPA di Torino. Nonostante siano stati benedetti da Crudelia Demon Albanese.  
Il giovinotto, presentatosi con faccia rigorosamente bronzea come l’armi del pelide Achille, sosteneva che abbiamo un governo che “criminalizza il dissenso”, e in questa locuzione v’è un mare d’ipocrisia, più esteso di quello attraversato in 10 anni dall’astuto Odisseo.
Una volta si parlava di “protesta”. Vedete, parola con 1 “pr” e 2 “t”, suoni duri, che evocano un minimo di conflitto. Li si usava per descrivere le manifestazioni del ’68, il ’78-’79 etc.. Oggi invece, guarda un po’, la “protesta” diventa “dissenso”: la “d” più dolce della “t”, le “s” doppiate, ripetute, fuse con altra dolce “n”, lettere che “scivolano” via senza far male, senza ruggire o entrare in frizione. Sempre sassi si tirano, pali si svellono, spranghe si agitano, bombe carta con chiodi si lanciano, auto s’incendiano e vetrine s’infrangono, e a gente che vorrebbe andare a scuola o a lavorare s’impedisce di farlo, e policemen si cerca di mandare al creatore o al pronto soccorso, ma operando del “dissenso”. Un prodigio! E su quel vocabolo tutto scivola via, perché per il nostro gentiluomo di ASKATAFASCIO, lui e i suoi sodali “dissentono”. Tutte quelle brutte cose, ch’è per lui è ridondante elencare com’ho fatto io che evidentemente non ho dono della sintesi, sono “dissenso”. Suadente vocabolo … come lo è “suadente”: pensateci un po’!
E così lui e i suoi sodali ASKATAFASCISTI vengono “caricati”, “manganellati” – guardate la durezza di “ca”, “r” “t”, “ga” – dalla polizia nazi-fascista (“nazi” ci vuole, con la sua dura “z”, sennò “fasci”, dolce, scivolerebbe via). Quella sì è dura e cattiva, che non permette di “dissentire”.
Beh, una volta tanto proviamo a “dissentire” pure noi, che abbiamo un cervello che non è ancora stato condotto all’ammasso. Proviamo a dire basta, per sempre. Con loro e chi, per tenerseli buoni, li coccola e difende adottandone l’edulcorazione terminologica. Non appoggio CasaPound e le sue occupazioni, rilevo solo che al massimo questi giovanotti alzano un braccio, ma non stanno rendendosi protagonisti di nessuno dei gesti di ciò che ASKATAFASCIO qualifica come “dissenso”. Che si schierino inquadrati e coperti non mi terrorizza, ho iniziato a farlo a 15 anni, come tanti altri, e non ci fece male. Lo constato ai raduni della Nunziatella ogni anno, ove s’assiepano tanti che comunque un po’ di sacrifici per questa nostra Italia li hanno sostenuti, lavorando per la gente. Se i CasaPound Boys inizieranno a “dissentire” come ASKATAFASCIO, li si sfratti e/o punisca.
Chiudo infine con quella che spero mi venga brevettata come scoperta dell’anno: il “dissenso” – direi – è bell’e criminale di suo. Non c’è bisogno che lo “criminalizzi” il governo, che giunge buon secondo, e non certo “di corto muso”. Lo “criminalizza” infatti, già di suo, il Codice Penale, prevedendo un bel po’ di reati che coloro che lo manifestano commettono giornalmente in piazza, praticandolo.
Naturalmente son disponibile ad essere illuminato – e magari cambiare idea – da “costituzionalisti fai da te” tipo l’esimio togato di Bologna, o la giurista “Crudelia Demon”. 

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