Anno XI 
Martedì 21 Luglio 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
29 Maggio 2026

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Tempus fugit, dicevano i romani e la débâcle referendaria è passata, e già il PD deve fare i conti con la mancata conquista di Venezia e la perdita di Reggio. Al riguardo poco conta aver conquistato Avellino, Prato etc., – con tutto il rispetto per queste città di provincia – anche perché Salerno se l’è pappata De Luca, che conobbi quando ne era sindaco. Uno che potremmo dire prototipico di quel PD che Elly (con e senza i fratElly), voleva scalzare. E che invece le continuano a far venire il mal di pancia pre-mestruale. Uno che aveva capito che la sicurezza era importante anche per chi votava PD.

Tempus fugit anche per il governo, che fra un anno andrà a chiedere la conferma in nome di ciò che ha fatto. E rischia di vedersi presentare il conto per ciò che NON ha fatto.

Ho provato a dire, per almeno 3 anni, che il quadro nazionale, e soprattutto la nostra Costituzione – e l’interpretazione che se ne fa da parte di una frangia della Magistratura – non consentono a una destra sterzate brusche ed epocali. Basti pensare che su quasi tutte le progettualità nate in questi 4 anni è sempre calata la mannaia – o almeno è stata avanzata l’eventualità – dell’incostituzionalità. Contestualmente anche fatti di politica estera, in cui francamente l’Italia era irrilevante, son stati addebitati all’attuale governo. Per non parlare delle manifestazioni continue, per tutto, anche per gli starnuti aumentati degli eschimesi.

Non ricordo che scelte di Renzi, Conte, Draghi e Monti siano state avversate allo stesso modo, o che minchiate targate Obama come l’intensificazione – fasulla beninteso – della pressione sull’Afghanistan, abbiano visto una parte del Parlamento insorgere contro chi governa un’Italia. Che, in definitiva, per una parte degli States, conta come il 2 di coppe con briscola a bastoni.

Giustifico quindi i piedi di piombo del governo, il primo di destra dopo l’8 settembre 1943, visto che “di destra” gli esecutivi Berlusconi non erano. Anzi, a volte dubito che forse fosse più di destra qualche governo che ha condotto l’Italia fra il 1946 e il 1968. Ma per me che posso anche giustificare, qualche decina di migliaia si son stancati d’attendere.

Intanto, in barba a quella sicurezza nella fedeltà del gen. Vannacci alla Lega, il generale se n’è andato e corre da solo. Ed è difficile dire chi abbia tradito fra l’incursore che nessun intervistatore inchioda, e Salvini: i punti di vista son diversi e quindi inutile impelagarsi. Per cui resto ai fatti.

A oggi 62.000 tesserati, che vuol dire almeno altrettanti voti, senza contare l’effetto che i 62.000 opereranno su mogli, figli e nipoti. E pare peschi pure fra i M5S, ove una destra originariamente c’era e se n’è andata davanti alle scelte di Conte.

Può il centro-destra seguire le indicazioni di Marina Berlusconi e “non trattare” con Vannacci? Certo! E così butta alle ortiche quel po’ di credibilità che ha curato di creare in questi anni su un fronte solido per opporsi a immigrazione incontrollata, islamizzazione, comprensione per tutti i maranza e pugno di ferro solo con i No-Vax.

E se lo fa, o FI si allea col PD, oppure il campo a geometria variabile di Elly e i suoi fratElly vincerà le elezioni, salvo poi andare a sbattere in Parlamento con due opposizioni, che non si sono alleate prima delle elezioni, ma ogni giorno si opporranno al governo disastrato d’Elly “dagl’unti capelli”.

Il primo caso non sarebbe ipotesi peregrina. Per decenni l’Italia ha visto al potere democristiani, socialisti più o meno democratici, repubblicani e liberali Inciuci e vecchi merletti. Berlusca ci fece la sua fortuna. E non solo lui.

La crescita di Futuro Nazionale credo dia da pensare. Conviene chiudere le porte? In politica mai. Anche perché c’è meno differenza fra Lega e FdI, con dentro Vannacci, di quella fra le anime progressiste e barricadere del PD. Per non parlare se al magico cocktail ci aggiungi M5S e AVS. Insomma, c’è un casino che si avvicina.

Il guaio è che Vannacci forse sta portandosi via lo zoccolo duro di FdI, quelli che erano a sostenere la Giorgia nazionale nelle prime tornate elettorali, quando era l’unica opposizione, ininfluente quanto si vuole per cui a nessuno veniva in testa di metterla a testa in giù, ma capace di mettersi alla testa del cambio di scenario.

Quelli che considerano la necessità di mantenere la barra dritta a destra, senza inciuci e ammorbidimenti se ritengono ne vada di mezzo la loro idea d’Italia, tradizioni, cultura e interessi.

E pian piano potrebbero seguire coloro che, comunque, non condividono il disegno di manovra PD, sempre più islamizzante, maranzante, giustificante.

Quelli che non ci stanno a considerare normale un cretino che spara qualche colpo a pallini di plastica a due dell’ANPI, e un povero disagiato mentale chi poco ci manca fa una strage, ma qualche gamba la fa comunque amputare. 

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