Anno XI 
Martedì 3 Marzo 2026

Scritto da francesco pellati
Politica
27 Dicembre 2025

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Io sono un vecchio arnese, per questo è probabile che non sia capace di capire il perché i giudici dell’Aquila ritengano che i tre bambini della famiglia della “casa nel bosco” di Palmoli devono vivere lontani dai genitori mentre i giudici di Milano ritengano che i figli dei ROM che hanno investito e ucciso con una automobile rubata la signora De Astis e i delinquenti delle “maranze”, figli degli immigrati che non si integrano, possano vivere indisturbati nelle loro famiglie.

I singolari genitori del bosco paiono vittime di un ecologismo sgangherato e ottuso, preferiscono vivere secundum naturam, senza energia elettrica, senza riscaldamento, senza acqua corrente, senza sevizi igienici, senza niente della civiltà e della tecnologia “moderne”, costringendo i ragazzini a condividere i disagi.

La famiglia però fa danni solo a se stessa col suo masochismo ambientalista, non vive di carità pubblica come i fancazzisti del reddito di cittadinanza, non  grava sullo sgangherato servizio sanitario nazionale come i clandestini e i valetudinari stranieri o italiani, non occupa case altrui, non va in piazza a sfasciare vetrine e automobili, non manda i figli a rubare nè li punisce se non rubano abbastanza come fanno i ROM, non inneggia ad Hamas e alla Jihad come fanno i maranza e i loro genitori, non violenta le passanti anche se bambine inermi, non picchia i coetanei per prendergli un telefonino, non accoltella per gioco o per “rabbia” come dice il quindicenne “milanese” che ha ammazzato la scorsa primavera la signora Terry  Meneghetti Bindella.

Che fine ha fatto lui, dove è? e dove sono i quattro ragazzini rom che hanno ucciso la povera Cecilia De Astis sulle strisce pedonali a Milano con un’auto rubata poco prima a un turista francese? le ultime notizie dicevano che il giudice li aveva riaffidati alle splendide famiglie che così bene li avevano allevati.

 Poi il silenzio.

A sinistra c’è una incomprensibile indulgenza verso i rom in quanto tali, una sorta di razzismo alla rovescia in spregio al buon senso e agli accadimenti reali: come non ricordare la foto che mostrava l’ex Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi con i rom e la didascalia “questa è la mia famiglia”?

Forse le origini dell’indulgenza vanno ricercate nel (giusto) risentimento verso i nazisti che, insieme agli ebrei, sterminavano gli zingari.

Non vedo altri motivi: il modello di vita rom contiene evidenti elementi di asocialità, di violenza, di patriarcato primitivo, di parassitismo, di rifiuto delle convenzioni civili e legali che regolano i rapporti fra i cittadini di questo Paese.  Vi si aggiunge la ripetuta volontà di non integrarsi, a difesa della loro “cultura”. Barricati nella sporcizia e nella indecenza dei loro accampamenti (abusivi) che interdicono a chiunque voglia avvicinarsi, polizia compresa, dediti a traffici mai chiari, con refurtive “casualmente” presenti nei campi accanto a cumuli di rifiuti da incendiare come metodo di smaltimento ecologico: prova a farlo tu cittadino italiano, ti becchi una montagna di multe, ammende, processi e gogne mediatiche dai giornali di regime.

Prova a opporti con la forza e le minacce a una ispezione della polizia o dei vigili urbani, poi mi saprai dire. Prova a rubare un portafoglio, dico uno, non uno all’ora come fanno le zingarelle, poi vedrai che ti capita.

E la scuola? I genitori “ecologisti” della casa nel bosco sono colpevoli anche per non aver mandato a una scuola regolare i tre figli; quanti bambini rom vanno regolarmente a scuola? Pare meno della metà fra la beata indifferenza di tribunali e di tutta la coorte di vigilantes mantenuti per far rispettare l’obbligo: trattandosi di rom la norma si attenua fino ad essere dimenticata e chi si oppone (per esempio io) è un razzista se gli va bene, un fascista se gli va meno bene.

Neanche si capisce perché le ladruncole, non punibili perché sotto 14 anni, siano lasciate alle famiglie rom che le hanno allevate nella cultura della predazione, del furto, della dissimulazione, del disprezzo delle regole.  Lontane dalla scuola. pur obbligatoria anche per loro.

Oppure i teppisti delle maranze lasciati alle famiglie degli immigrati che li hanno allevati nell’odio, nella violenza e nella intolleranza verso i ”dimmi” italiani e cristiani da convertire o eliminare nel nome di Allah. Nel frattempo da accoltellare, rapinare, stuprare.

Sono io che non capisco e devo essere “rieducato” oppure c’è qualcosa, anzi molto, da rivedere in qualche meandro della magistratura italiana e nella cultura della sinistra che teme il saluto romano che qualche decina di ragazzotti dementi fanno in casa propria e non teme le devastazioni dei Centri sociali, gli assalti delle maranze, i reati giornalieri dei rom.

Anzi sembra cavalcare la tigre di ogni dissenso contro questo governo fascista, indifferente al palese pericolo che, se non disarmata e abbattuta, la tigre divorerà anche loro, i loro tic ideologici ma anche noi, poveri peones italici, una sorta di iloti moderni cui è riservato il compito di lavorare, produrre ricchezza, rispettare regole a volte stupide a volte vessatorie, mantenere gruppi di violenti, delinquenti, fancazzisti e tacere, tacere, tacere, altrimenti “siam fascisti”.

Nel frattempo il tribunale dei minori dell’Aquila ha deciso che i tre bambini del bosco devono vivere in comunità ”protetta” e che a Natale il padre può vederli ma solo “dalle 10:00 alle 12:30, insieme alla moglie”.

E i ragazzini rom ladri e omicidi stradali o i minorenni che da soli o nelle maranze rapinano, accoltellano, stuprano, rubano, sfasciano? Tutti a casa nel tepore delle famigliole giudicate virtuose per sentenza? Tutti a festeggiare non tanto il Natale quanto la loro festa: il Ramadan!

Sarà bene che il governo fascista della Meloni si occupi finalmente anche di queste anomalie che non aiutano gli italiani e gli stranier integrati a credere nelle istituzioni e a stare a casa anziché andare a votare, ”tanto è inutile”.

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