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Scritto da Valter Nieri
Sport
13 Marzo 2024

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La mancanza di autonomia individuale è un problema che colpisce tanti giovani e meno giovani in tutta Italia, un problema che soprattutto le persone con disabilità possono sperimentare nel corso della loro vita. Tanti di loro riescono a rimediare all'inconveniente invece altri si affliggono in un buio dal quale si può comunque, con buona volontà, uscirne fuori.
È il caso di due atleti tesserati con il Club Scherma Lucca TBB: Antonella Binetti (ipovedente) e Stefano Gori (non vedente), quest'ultimo anche super affermato nelle specialità agonistiche paralimpiche dell'atletica leggera. Entrambi, accompagnati dal maestro Roberto Tarfano sono stati artefici di un dibattito con gli alunni della scuola secondaria di 1.o grado Istituto Comprensivo Don Aldo Mei di San Leonardo in Treponzio coinvolti nel progetto 286 con responsabile il Prof. Giocamo Agostini, che si è rivelato proficuo nell'aprire loro la mente di come si possono comunque superare le barriere anche se si è stati colpiti da gravi difficoltà e l'integrazione sociale può avvenire comunque anche nel mondo del lavoro attraverso la valorizzazione della propria diversità rispetto ai normodotati. È come quando una persona è più introversa dell'altra. Quella più colpita dall'essere chiusa necessita di spinte motivazionali verso emozioni, memorie e spirito reattivo. Così anche per i disabili che necessitano di alcuni insegnamenti per uscire fuori mentalmente dal loro indubbio problema fisico ed anche a volte mentale.
IL DIBATTITO CON VIDEO E L'IMPORTANZA DELLA TBB SCHERMA LUCCA
Il dibattito nelle scuole è stato preceduto da un serie di immagini dimostrative che comprendevano trattamenti psicoterapeutici individuali e di gruppo a cui hanno fatto seguito esercitazioni nella palestra dell'Istituto, prima dimostrate da Antonella Binetti e Stefano Gori con i loro accompagnatori nello zigzagare fra gli ostacoli e successivamente copiate nei gesti dagli stessi alunni bendati agli occhi. Niente è impossibile basta avere una grande forza di volontà e si può ugualmente dare il proprio contributo nel sociale e nella vita di tutti i giorni. Lo sport per fare questo aiuta molto e la TBB Lucca sta facendo un grande lavoro avendo tesserati una quindicina di atleti paralimpici dei quali due non vedenti, ma anche altri atleti affetti da disabilità intellettive, che fanno comunque sport agonistico, dei quali ben 13 autistici.
Una mozione che ha catturato l'interesse degli alunni che con molta curiosità si sono avvicinati a queste metodologie di prova sperimentandole di persona. Gli stessi docenti dell'Istituto si auspicano che queste esperienze possano essere riproposte con più continuità e divulgate anche nelle altre scuole.
ANTONELLA BINETTI, DA UN ANNO SCHERMITRICE
Antonella Binetti, 48 anni e pugliese come suo marito, si è trasferita a Torre del Lago da due anni dopo una lunga residenza nel centro di Bergamo. Ha scelto assieme alla sua famiglia di trasferirsi in piena pandemia.
"Sono affetta da malattia autoimmune-dice-e sono stata curata con un antimalarico per lungo tempo che ha provocato la maculopatia. Attualmente ho una cecità parziale. Due anni fa mi dette una mano l'Unione Nazionale Ciechi di Lucca nelle pratiche burocratiche per il trasferimento alla mia attuale abitazione. Ho un figlio di cinque anni con cui riesco a gestire le emozioni attraverso il dialogo. Mi fa spesso da guida ed ha avuto uno sviluppo sensoriale affinando le capacità di osservare. Mi aiuta molto ma nello stesso tempo non voglio infierire sulla sua crescita naturale lasciandolo anche libero di giocare come i bambini della sua età".
Come è entrata a fare sport con la scherma?
"Conobbi Stefano Gori ed il maestro Roberto Tarfano ad una riunione schermistica di San Vincenzo nel livornese. Rimasi colpita da questa disciplina sportiva che da un anno pratico essendomi tesserata con la TBB. Amo i bambini e al "Don Aldo Mei" sono andata con soddisfazione per esternare le mie esperienze dopo essere stata per tanti anni vedente e dico che se impariamo a convivere con la nostra disabilità riusciamo ad arricchire anche i nostri rapporti interpersonali. La competizione nello sport mi aiuta a deconcentrarmi sulla mia patologia e ne traggo un enorme beneficio."
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