In occasione del Giorno della Memoria, l’Amministrazione comunale di Viareggio, in collaborazione con l’ANPI Viareggio, l’istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Lucca e la Comunità ebraica di Viareggio, promuove un programma di iniziative aperte alla cittadinanza, per riflettere insieme sui temi della dignità umana, della libertà e della responsabilità collettiva.
Il primo appuntamento è per il 27 gennaio alle 10 del mattino, con la “Passeggiata della memoria”, un percorso cittadino dedicato al ricordo delle vittime della deportazione e alla valorizzazione delle pietre d’inciampo presenti sul territorio.
L’iniziativa prenderà avvio da piazza Lorenzo Viani, con il primo momento di raccoglimento davanti alla pietra d’inciampo in ricordo di Jeanette Levi.
Il corteo proseguirà poi lungo via dei Mille, via Coppino, piazzale Don Sirio Politi, Lungo Canale Palombari dell’Artiglio, fino alla Passerella, dove alle 10.30 è previsto il secondo momento commemorativo dedicato a Luciana Pacifici.
La passeggiata continuerà lungo viale Regina Margherita, con una sosta al monumento dedicato a Inigo Campioni, per poi concludersi davanti al cinema Eden, dove sarà reso omaggio alla pietra d’inciampo in memoria di Umberto Boni-Cravache.
La cerimonia sarà impreziosita dagli interventi musicali di Andrea Francione e Gioele Nencini, clarinettisti del Conservatorio “Luigi Boccherini”.
In caso di pioggia la cerimonia si terrà nella sala di Rappresentanza del Comune di Viareggio.
Nel pomeriggio alle 17,30 alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Viani, è previsto l’incontro pubblico “I figli della Shoah”, un momento di riflessione dedicato alla trasmissione della memoria e alle storie familiari segnate dalla deportazione.
L’evento vedrà un dialogo tra Filippo Gattai Tacchi, ricercatore dell’ISREC, e Donatella Mariotti, che porterà una testimonianza profondamente radicata nella storia della sua famiglia.
Mariotti è infatti figlia di Renato Mariotti, ex deportato nei campi di sterminio e di lavoro nazisti, e da anni si impegna nel raccontare la vicenda del padre e dello zio Francesco, anch’egli deportato. Attraverso la sua voce, restituisce la sofferenza vissuta dalla sua famiglia e sottolinea il valore della memoria come responsabilità civile e collettiva.
A portare i saluti istituzionali saranno Elisabetta Matteucci, assessora alla Cultura del Comune di Viareggio e Maria Grazia Manfredi, presidente ANPI Viareggio.
Infine, giovedì 29 gennaio alle 17, in collaborazione con l’istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Lucca, alla Villa Museo Paolina Bonaparte, ci sarà la presentazione del libro “La Resistenza in Versilia (1943-1944)”, a cura del prof. Stefano Bucciarelli (Isrec). Documenti, testimonianze, cronache che forniscono illuminanti squarci sulle scelte e sulle biografie dei resistenti, nonché sui drammi della popolazione civile durante la guerra e nel dopoguerra.
«Attraverso questi appuntamenti vogliamo offrire alla città occasioni di conoscenza, ascolto e confronto, perché solo una comunità consapevole del proprio passato può costruire un futuro più giusto, più umano e più libero da ogni forma di discriminazione – dichiara l’assessora alla Cultura Elisabetta Matteucci -. Accanto ai momenti di approfondimento storico e culturale, il programma dedica un’attenzione particolare alle testimonianze dirette, patrimonio prezioso e insostituibile. Le voci di chi ha vissuto sulla propria pelle la persecuzione e la deportazione rappresentano un ponte vivo tra passato e presente: un monito che parla con forza alle nuove generazioni e che ci ricorda quanto sia fragile la libertà quando vengono meno il rispetto, l’umanità e la vigilanza democratica.
«La Passeggiata della memoria, infine – conclude Matteucci - è un gesto semplice ma profondamente necessario. Attraversare i luoghi della nostra città che custodiscono le pietre d’inciampo significa riconoscere che la storia non è lontana da noi: è incisa nel tessuto urbano, nelle vite spezzate che ricordiamo e nella responsabilità che abbiamo verso le nuove generazioni. Ogni nome che pronunciamo, ogni passo che compiamo, è un impegno a non lasciare spazio all’indifferenza. La memoria non è un rito formale, ma un atto civile che ci unisce e ci richiama alla dignità umana, sempre».



