Anno XI 
Martedì 16 Giugno 2026

Scritto da Redazione
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08 Ottobre 2025

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Gabriele Olivati, capogruppo di Lucca Futura, dichiara il suo voto personale: “Alle regionali del 12 e 13 ottobre voterò Mario Puppa e Camilla Corti, nella lista del Partito Democratico. Nelle elezioni locali ho sempre dato la precedenza ai nomi e al valore delle persone più che alle sigle di partito. In questo caso il percorso di Corti e Puppa, e il loro lavoro nelle istituzioni, però, manda un messaggio più grande, a tutto il centrosinistra. Sono infatti due candidati che provengono da territori periferici, hanno iniziato l’attività politica occupandosi di problemi concreti e cercando soluzioni per le persone che vivono nei paesi e nelle frazioni. La migliore classe dirigente proviene proprio da quegli amministratori che sanno ascoltare, comprendere e risolvere i problemi concreti dei cittadini. Mario Puppa, ex sindaco di Careggine, è stato consigliere regionale nello scorso mandato. Si è impegnato per tutta la Provincia di Lucca, in particolare negli ultimi mesi è stato notevole il suo sforzo per la tutela della proprietà interamente pubblica dell’acqua. Inoltre un principio in cui credo è che va confermato chi lavora bene: Mario Puppa si merita quindi pienamente (almeno) un altro mandato in Regione. Camilla Corti, 27 anni, si è già affermata come attivissima consigliera comunale a Villa Basilica con un approccio basato sull’ascolto e la condivisione. Ha dimostrato appieno la sua capacità di relazionarsi con le piccole realtà, cercando risposte ai problemi di tutti i giorni. Crede fortemente nella necessità di migliorare i servizi e la vita quotidiana delle comunità: trasporti, asili nido, sanità, acqua pubblica, istruzione.
Da consigliere civico, indipendente, mi riconosco in loro: pragmatici, attenti alle persone e lavoratori instancabili".

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Ci sono sentenze che la vita scrive sul selciato della coscienza con la precisione di un boia, formule definitive che azzerano ogni tentativo di giustificazione. «Il tradito può essere anche un ingenuo, ma il traditore è sempre un infame». In questo spietato contrappasso si consuma il bilancio finale di una condotta: da una parte l’errore di chi ha dato troppo, dall’altra la condanna storica di chi ha distrutto tutto. L’ingenuità non è stupidità, né debolezza. È la patente di nobiltà di chi sceglie di abitare il mondo a viso aperto, applicando la misura della propria lealtà alla persona che ha di fronte. Chi investe sentimenti assoluti, chi offre stabilità, protezione e dedizione totale, compie un atto di fiera e generosa fiducia. Costruisce sulla roccia. L'ingenuo pecca solo di eccesso di onore, una colpa che non intacca il valore di chi la commette, ma ne certifica la statura umana. Dall’altro lato del perimetro si muove la figura del traditore. Ed è qui che la lingua ritrova la sua lama più affilata: l’infame. Non c'è dignità nella fuga, non c'è "crisi personale" che tenga di fronte alla premeditazione dell’inganno. Il tradimento è un’architettura vigliacca, edificata giorno dopo giorno dietro una maschera di finta dolcezza esibita in pubblico fino a un attimo prima del crollo. È la violenza psicologica di chi mira a colpire l'altra parte nei suoi punti più intimi e vulnerabili, con l'unico scopo squallido di coprire i propri fallimenti materiali, professionali e caratteriali. È la miseria di chi, schiacciato dal senso di colpa, scappa dal confronto, alza muri di silenzio e nega persino uno sguardo alla persona che lo ha protetto e mantenuto.Il corpo, tuttavia, possiede una sua giustizia biologica immediata. Laddove la mente di chi è tradito si ostina a voler credere, l'organismo rifiuta l'ipocrisia. Avverte la menzogna molto prima della ragione e si blocca, rifiutandosi di piegarsi alla recita di un'intimità che è già diventata tossica. Quel blocco non è mai un limite personale; è la difesa istintiva della parte pulita contro il fango che sta per emergere. Questo bilancio si chiude senza appello...

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