Dopo diversi mesi nel corso dei quali il rapporto tra chi scrive e il generale Roberto Vannacci è andato avanti attraverso qualche scarno messaggio e un fugace incontro al bagno del 1 gennaio 2026 sulla spiaggia di Viareggio, il 7 febbraio a Chiavari, alle 17.30 all'hotel Stella del Mare si terrà una presentazione-intervista nel corso della quale l'europarlamentare affronterà, davanti ad un pubblico interessato e avido di realtà, i temi contenuti nei suoi due libri e, ovviamente, anche tutto ciò che sta accadendo in questi ultimi tempi. Quando Vannacci ci ha chiesto se volevamo essere della partita, a onor del vero non abbiamo avuto esitazioni di sorta e abbiamo risposto subito affermativamente. Poi, in un secondo momento, abbiamo voluto riflettere sulla scelta e, soprattutto, su ciò che è stato Vannacci dal settembre 2023 quando lo abbiamo intervistato-incontrato per la prima volta a Marina di Pietrasanta e su cosa è diventato in questi due anni o poco più. Ebbene, al di là di quelle che potremmo definire scelte di carattere strategico, ciò che ci è premuto analizzare è il susseguirsi delle idee e dei valori ossia se, da allora, si è mantenuta una coerenza tra ciò che si è detto e ciò che si è fatto, tra quello in cui si dice di credere e quello in cui, poi, si finisce per dire. E' per questa ragione che abbiamo deciso di andare a Chiavari, perché tutte le volte che abbiamo letto o ascoltato Roberto Vannacci, non abbiamo potuto non essere d'accordo con lui. Lo hanno massacrato verbalmente accusandolo di essere un fascista senza nemmeno rendersi conto di che cosa significa questa parola storicamente. Ignoranti come le capre pardon, come le pecore, hanno diffuso ai quattro venti tutte le peggio menzogne per sbattere in prima pagina un uomo che ha il coraggio di seguire ciò in cui ha sempre creduto e, cioè, gli interessi dell'Italia a cui ha giurato fedeltà. Certamente che stiamo con Vannacci, certamente che se potessimo prenderemmo gli aggressori dell'agente di Torino e li sbatteremmo al muro senza pietà. E non perché siamo fascisti, al contrario, proprio perché siamo democratici e vogliamo che la democrazia non finisca sotto i colpi di questi bastardi ai quali la Sinistra e gli invertebrati del centro offre credibilità. Le Brigate Rosse non sono ancora ad un passo perché non c'è un'area di contiguità così vasta come un tempo, ma non può mai dire che cosa potrebbe accadere. Vannacci è un uomo che sa quello che vuole difendere e lo fa con l'orgoglio derivante da una parola spesa e sempre mantenuta. Almeno per noi, tutto ciò basta e avanza di fronte all'ipocrisia e al servilismo dei politicanti da strapazzo che ci circondano a tutte le latitudini.



