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Scritto da Redazione
L'evento
22 Gennaio 2025

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"E' avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire", scriveva Primo Levi. Facendo proprio il suo monito, in occasione della Giornata della Memoria, la Scuola IMT Alti Studi Lucca, la Scuola Superiore Sant'Anna, la Scuola Normale Superiore e l'Università di Pisa organizzano, per lunedì 27 gennaio, la proiezione di "Memoria. I sopravvissuti raccontano", film del 1997 sulla Shoah italiana, per la regia di Ruggero Gabbai, con il soggetto di Liliana Picciotto e Marcello Mezzetti. La proiezione, aperta al pubblico, avviene alle 17 nella Cappella Guinigi della Scuola IMT, nel complesso di San Francesco e alle 18 nell'aula magna della Scuola Superiore Sant'Anna, a Pisa. 


Ad introdurre la proiezione a Lucca sarà Ilaria Pavan, professoressa in Storia contemporanea alla Scuola IMT, mentre a Pisa introdurranno Michele Emdin e Barbara Henry (entrambi della Scuola Superiore Sant'Anna), Elisa Guidi (Scuola Normale Superiore) e Saulle Panizza (Università di Pisa). 


"Memoria. I sopravvissuti raccontano" è un film documentario che raccoglie le testimonianze di 93 ebrei italiani sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. È stato prodotto da Forma International assieme al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, basandosi sul soggetto e sugli studi storici di Marcello Pezzetti e di Liliana Picciotto. La cattura nelle città italiane e la deportazione nei vagoni blindati, l'arrivo e la separazione dai loro cari, la vita nel campo, la liberazione e il loro difficile ritorno sono alcuni dei momenti raccontati. 

Con l'introduzione di alcune letture di Giancarlo Giannini tratte da "Se questo è un uomo" di Primo Levi, sono riportate le testimonianze di diversi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz, ricondotti presso gli stessi luoghi della loro prigionia. Oltre alla testimonianza delle sofferenze patite nel campo, sono narrate anche le esperienze legate alle umiliazioni e privazioni subite a causa delle leggi razziali del 1938. 

Le testimonianze dei sopravvissuti raccontate nel film sono quelle di Shlomo Venezia, Rubino Romeo Salmonì, Nedo Fiano, Ida Marcheria, Leone Sabatello, Liliana Segre, Alberto Mieli, Goti Herskovits Bauer, Settimia Spizzichino, Piero Terracina, Sabatino Finzi, Elisa Springer, Alberto Sed, Mario Spizzichino, Lina Navarro, Virginia Gattegno, Dora Venezia, Raimondo Di Neris, Matilde Beniacar, Alessandro Kroo, Dora Klein, Luigi Sagi, Elena Kugler. 

Molti di loro hanno reso testimonianza, fino in età avanzata e poco prima della loro scomparsa, delle drammatiche vicende che hanno vissuto durante la Shoah italiana.


 "Ad Auschwitz erano partiti dall'Italia in 5.644 ed erano tornati in 363, meno del 10 per cento", scrive la sceneggiatrice Liliana Picciotto, storica della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, che prosegue: "Nel 1994 avevamo ritrovato appunto 93 di loro, oggi ne sono vivi pochissimi e questo dà il senso della preziosità del lavoro, della raccolta sistematica delle testimonianze. Non è stato facile trovarli tutti e poi convincere i figli e le mogli che cercavano di proteggerli dal ritornare con i ricordi a quel tragico periodo, quando trionfarono il nazismo e il fascismo. Fin da subito, nella fase di progettazione del film, decidemmo, noi due autori, io stessa e Marcello Pezzetti assieme al regista Ruggero Gabbai, di seguire la lezione di Claude Lanzmann nel suo monumentale film Shoah: riportare le persone sui luoghi dei fatti e non intervistarli nelle loro case di oggi. Abbiamo voluto che ognuno ritrovasse un pezzetto del sé di allora. Abbiamo lasciato i testimoni camminare, meditare, parlare con calma, non incalzati dalle nostre domande, dialogare con la loro memoria (...). Questo film è pieno di silenzi, a volte anche i silenzi parlano. Il problema della mancanza di senso della Shoah è lasciato aperto. Questo evento sfugge agli strumenti di analisi dei meccanismi della storia. Si può soltanto provare a spiegare, non a capire. E questo emerge benissimo dallo sguardo dolorante, quasi attonito, dei testimoni. (...). L'unica consolazione è che forse la memoria di tutto ciò serva come baluardo affinché atteggiamenti di chiusura, di incomprensione, di non riconoscimento dei diritti degli altri, atteggiamenti singoli o anche collettivi non abbiano più cittadinanza nel nostro presente".


L'ingresso all'evento è libero fino a esaurimento posti.

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