"Pochi giorni fa avevamo ipotizzato che la ruspa scaricata a Salanetti e subito dopo sparita dai piazzali dell’azienda che dovrebbe ospitare l’impianto dei pannoloni fosse solo un bluff. Ci siamo chiesti cosa avesse spinto Reteambiente a fare questa finta, e a quale logica rispondesse la serie di annunci fatti dal sindaco Del Chiaro di un imminente inizio dei lavori, mai avvenuto. Forse era funzionale a dimostrare al TAR (che il 28 dovrà pronunciarsi in materia) che la costruzione dell’impianto era ormai avviata? O a esortare la comunità europea a sbloccare i finanziamenti PNRR? L’interpretazione più benevola è che sia servita a gettare altro fumo negli occhi della popolazione, sempre meno convinta di convivere con questo impianto”. Così esordisce Liano Picchi del Coordinamento comitati ambientali della piana.
“Dopo le pesantissime accuse lanciate in conferenza stampa dal sindaco di Porcari, seguite da un imbarazzante silenzio degli interessati, i peggiori sospetti diventano verosimili. Perché alla richiesta della documentazione da parte di un suo socio Reteambiente si è comportata in maniera così reticente, arrivando a dilazionare di quasi due mesi la risposta dovuta e a consegnarla solo a seguito di una diffida? Serviva forse a ritardarne l’eventuale utilizzo in sede processuale il prossimo mercoledì?- prosegue a chiedersi Picchi- Se nella sola fase procedurale tengono un comportamento così opaco, come può fidarsi la popolazione-cavia che le verrà detta la verità durante la sperimentazione? Cosa ne dicono Del Chiaro ed Ercolini, che nelle assemblee venivano a promettere la massima trasparenza? Chi garantisce che tutte le modifiche apportate al progetto originario siano conformi alle richieste? E se veramente nella documentazione inviata non v’è alcuna traccia di firma del contratto per la realizzazione dell’impianto, con quale diligenza si apprestano a demolire un capannone che poco più di un anno fa è stato da loro acquistato con tre milioni di euro di soldi pubblici?”



